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L’azzardo di Londra: Igor Tudor sbarca al Tottenham per l’ultima sfida da “pompiere”

Il croato sostituisce Thomas Frank in una mossa che ha spiazzato i bookmaker. Obiettivo: salvare gli Spurs dalla retrocessione e trasformare il mandato a termine in un progetto di lungo respiro, proprio come tentato alla Juventus.

Redazione
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Il calcio inglese si risveglia con un sussulto che nessuno, dalle parti di North London, aveva previsto. Dopo il traumatico esonero di Thomas Frank, il Tottenham ha deciso di affidare il proprio destino a Igor Tudor. Una scelta che rompe ogni schema: il croato non era tra i favoriti, non era un outsider, era semplicemente fuori dai radar della Premier League. Eppure, la proprietà degli Spurs ha scelto di puntare sul “metodo Tudor”: organizzazione, intensità e una ferocia agonistica necessaria per una squadra che, incredibilmente, vede lo spettro della retrocessione farsi pericolosamente vicino. Il mandato è chiaro, quasi brutale: stabilizzare le macerie lasciate dal danese e produrre risultati immediati.

L’ombra di Torino: il precedente bianconero

Per Tudor non è una situazione nuova. Poco meno di un anno fa, veniva chiamato al capezzale di una Juventus allo sbando dopo il fallimento del progetto Thiago Motta. Anche allora, l’ex difensore arrivò come il “supplente” chiamato a salvare il salvabile. In nove partite, conquistò 18 punti, riportando i bianconeri in Champions League e dimostrando una dote rara: il buon senso pratico. Come sottolineato da Fabio Capello, Tudor non inventò formule magiche, ma mise i giocatori nelle posizioni a loro più congeniali, restituendo libertà e divertimento.

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Tuttavia, il rapporto con la “Vecchia Signora” si è incrinato proprio sulla durata dell’incarico. Nonostante la qualificazione centrata e un avvio di stagione 2025/26 promettente – con la vittoria sull’Inter per 4-3 – la crisi autunnale (otto partite senza successi) e le frizioni con la dirigenza sul mercato hanno portato all’esonero lo scorso 27 ottobre. Tudor lasciò Torino lamentando una rosa non all’altezza delle sue richieste, contrapponendo la sua situazione a quella di Cesc Fàbregas al Como. Oggi, a Londra, la sfida è identica: dimostrare di non essere solo un eccellente gestore di emergenze, ma un tecnico da “contratto a tempo indeterminato”.

Emergenza Spurs: fisicità contro qualità

Il Tottenham che Tudor eredita è una squadra falciata dagli infortuni. Ritroverà Randal Kolo Muani, che sotto la sua gestione alla Juve segnò 10 reti, ma dovrà fare a meno di pilastri come Maddison, Bentancur e Kulusevski. Con Udogie e Porro ai box, il suo amato 3-4-2-1 rischia di partire zoppo proprio sulle corsie esterne, fondamentali per il suo gioco fatto di verticalità e ampiezza.

Eppure, la fiducia del croato resta incrollabile. «Nel calcio moderno, la fisicità annulla gran parte della qualità. Senza fisicità non esiste nulla», è il suo mantra. Tudor non ha bisogno di lunghi precampionati: il suo calcio è “questione di vita o di morte” dal primo minuto. Per gli Spurs, abituati a palati più fini ma oggi affamati di punti, questo approccio spartano potrebbe essere l’unica medicina efficace.

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