Lorenzo Insigne torna ufficialmente a vestire la maglia del Pescara a quattordici anni di distanza dall’epopea zemaniana, formalizzando il suo legame con il club abruzzese durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi mercoledì pomeriggio all’Ekk Hotel. Alla presenza del presidente Daniele Sebastiani e del direttore sportivo Pasquale Foggia, l’ex capitano del Napoli ha chiarito i contorni di una trattativa che lo vede protagonista di una sfida salvezza nel campionato di Serie B, rifiutando altre destinazioni per onorare un patto morale con la proprietà biancazzurra. Il calciatore, che sta seguendo una tabella di recupero personalizzata, ha già messo nel mirino il prossimo impegno di campionato contro il Cesena.
Il patto con Sebastiani e il “no” alle altre offerte
La scelta di tornare in riva all’Adriatico non è stata una questione di opportunità dell’ultimo minuto, ma il frutto di un impegno preso tempo addietro. Davanti ai cronisti, Lorenzo Insigne ha voluto sottolineare la centralità del rapporto umano con il vertice del club, spiegando come la sua parola data avesse un peso specifico superiore a qualsiasi altra lusinga professionale.
«Ho avuto altre proposte ma avevo promesso al presidente che in B avrei giocato solo a Pescara», ha esordito l’attaccante, rimarcando una fedeltà cromatica che affonda le radici nella stagione della storica promozione in A. Nonostante l’entusiasmo per il ritorno, la condizione fisica resta il tema centrale: dopo aver saltato il match con il Mantova, l’obiettivo è il rientro graduale in campo. «Sto bene, mi sto allenando con la squadra e ho una tabella personalizzata. Anche con il Mantova volevo giocare qualche minuto. Spero che a Cesena mi tocchi uno spezzone di gara», ha aggiunto il calciatore, visibilmente motivato dall’obiettivo collettivo della permanenza in categoria.
Il retroscena di mercato: il contatto con il Napoli e Manna
Dietro il ritorno in Abruzzo si nasconde però un capitolo rimasto incompiuto, un possibile clamoroso ritorno all’ombra del Vesuvio che ha animato le ultime settimane. Come riportato anche dai microfoni di Radio Kiss Kiss, la possibilità di un “Insigne-bis” in azzurro è stata concreta, almeno nelle intenzioni del giocatore e in un primo approccio della dirigenza partenopea.
Il racconto del calciatore si fa intimo quando descrive i giorni vissuti in attesa di una chiamata definitiva da Castel Volturno: «Quando mi ha contattato il Napoli non ho dormito la notte, volevo terminare la carriera in azzurro, ho detto al mio agente che ero disposto a tornare gratis perché sarebbe stato un sogno». Il contatto telefonico tra l’agente del giocatore e il direttore sportivo Giovanni Manna risalirebbe a circa venti giorni fa. Nonostante la disponibilità totale del calciatore, la società di De Laurentiis ha preferito virare su altri profili. «Loro poi hanno fatto altre scelte, ora spero di aiutare il Pescara a raggiungere la salvezza», ha chiosato Insigne, chiudendo di fatto la porta ai rimpianti.
L’eredità di Zeman e la missione salvezza
Oltre alle dinamiche di mercato, il ritorno di Insigne è intriso di una forte componente emotiva legata alla figura di Zdenek Zeman. Il tecnico boemo, architetto del “Pescara dei miracoli” di cui Lorenzo era il terminale insieme a Immobile e Verratti, ha benedetto questa nuova avventura con una telefonata che sa di investitura paterna.
«Ho sentito Zeman, era contento del mio ritorno a Pescara e mi ha detto ‘fammi divertire’. Per me è stato un secondo papà», ha raccontato l’attaccante, evidenziando come il legame con l’ambiente pescarese non si sia mai interrotto. Ora, però, la poesia lascia spazio al pragmatismo di una classifica che scotta. La missione è chiara e dichiarata: trascinare la squadra fuori dalle zone calde. «Credo nella salvezza e vogliamo tutti fare questo regalo ai tifosi», ha concluso Insigne, ribadendo che la sua priorità assoluta, dopo il naufragio della pista napoletana, è sempre stata quella di rimettersi in gioco dove tutto ebbe inizio.
