Nella cornice di un San Siro elettrico, il posticipo della Serie A del 14 marzo 2026 si chiude con un 1-1 che lascia in dote una scia di polemiche feroci. Al vantaggio iniziale firmato dal giovane Pio Esposito, ha risposto nella ripresa Krstovic, sigillando un pareggio che cristallizza l’impasse tra la capolista di Chivu e la compagine orobica guidata da Palladino. Il finale è stato caratterizzato dall’espulsione del tecnico nerazzurro e dalle vibranti lamentele della sponda interista per la direzione di gara di Manganiello.
La fiammata di Esposito e l’equilibrio tattico
L’avvio del match ha visto il sodalizio nerazzurro imporre un possesso palla ragionato, cercando di scardinare il blocco difensivo bergamasco. La svolta è giunta al 26′: una percussione centrale di Barella ha innescato Pio Esposito, abile nello spostare il pallone e anticipare un incerto Scalvini con un mancino radente che ha sorpreso Carnesecchi. Il vantaggio ha dato linfa alle trame di Chivu, che ha sfiorato il raddoppio prima con Dimarco e poi con una volée di Thuram, mentre l’Atalanta faticava a trovare la profondità, con Scamacca isolato e poco incisivo dinanzi a un monumentale Carlos Augusto.
La reazione della Dea e il caos nel finale
La ripresa ha cambiato l’inerzia del confronto, complici gli innesti strategici di Palladino che ha gettato nella mischia Krstovic ed Ederson. Dopo una serie di occasioni sprecate da Thuram e Dumfries per chiudere la contesa, l’episodio chiave è arrivato all’83′: un contatto sospetto tra Sulemana e l’esterno olandese ha innescato il contropiede rifinito da Krstovic dopo una prima respinta di Sommer. La convalida del gol ha scatenato le ire di Cristian Chivu, allontanato dal campo per proteste reiterate. Nel forcing finale, l’Inter ha recriminato per un presunto intervento da rigore su Frattesi, ma il triplice fischio ha sancito una spartizione dei punti che rallenta la corsa della capolista.
Il monito di Percassi dopo l’Europa
A margine della sfida, l’Amministratore Delegato della Dea, Luca Percassi, ha analizzato il momento del club ricollegandolo alla recente uscita dalla Champions League. «La sconfitta contro il Bayern Monaco deve rappresentare per noi un punto di riflessione profondo, poiché pur avendo affrontato una delle compagini più forti del globo, siamo consapevoli di non aver espresso il nostro massimo potenziale», ha dichiarato il dirigente orobico, aggiungendo che «nonostante l’incidente di percorso europeo, il nostro DNA resta votato al lavoro e all’eccellenza, e venire a competere in questo stadio contro la prima in classifica dimostra la nostra tempra».


