L’Inter abdica clamorosamente sull’erba sintetica dell’Aspmyra Stadion, incassando un pesante 3-1 dal Bodo-Glimt nell’andata dei playoff di Champions League che trasforma il ritorno di San Siro in un crinale ripidissimo. La compagine nerazzurra, passata in svantaggio per la rete di Sondre Fet, aveva trovato il momentaneo equilibrio con l’acuto di Pio Esposito, prima di naufragare nella ripresa trafitta dalle marcature di Hauge e Hogh. La debacle artica, maturata mercoledì 18 febbraio, non consegna alla cronaca solo un passivo tecnico preoccupante, ma anche l’allarme rosso per le condizioni fisiche di Lautaro Martinez, uscito anzitempo per un problema muscolare, e un clima di nervosismo che rischia di destabilizzare l’ambiente alla vigilia del match decisivo del 24 febbraio.
Il miraggio di Esposito e l’impatto del fattore sintetico
L’approccio alla sfida ha evidenziato immediatamente le asimmetrie tattiche tra le due formazioni: da un lato la fluidità dei padroni di casa, maestri nel palleggio rapido su una superficie che accelera le traiettorie, dall’altro un’Inter apparsa macchinosa e priva di distanze. Il vantaggio norvegese al 21′ è stato la logica conseguenza di una pressione asfissiante, con Fet abile a capitalizzare una transizione rapida che ha sorpreso la retroguardia di Chivu. Nonostante il trauma, il sodalizio milanese ha mostrato un sussulto d’orgoglio al 30′, quando un’iniziativa di Barella ha permesso a Pio Esposito di ribadire in rete da pochi passi. «Era fondamentale restare aggrappati al match dopo il loro vantaggio iniziale, la mia rete doveva essere una scossa per tutto il gruppo», ha sottolineato con fermezza il giovane attaccante ai microfoni della stampa estera, nel tentativo di spiegare una reazione che si sarebbe però rivelata un’effimera illusione prima del blackout totale.
Il crollo della ripresa e l’enigma Lautaro Martinez
Il secondo tempo ha rappresentato un vero e proprio calvario tattico per i nerazzurri, incapaci di leggere le scalate difensive sui tagli degli esterni scandinavi. Al 60′, il momento che potrebbe cambiare il corso della stagione: Lautaro Martinez ha abbandonato il rettangolo verde toccandosi il polpaccio, con una mimica che non lascia presagire nulla di buono per lo staff medico. Senza il proprio punto di riferimento carismatico, l’Inter ha perso ogni coordinazione, subendo in rapida sequenza il raddoppio firmato dall’ex milanista Hauge e il definitivo colpo del KO di Hogh, scaturito da un’amnesia collettiva del pacchetto arretrato. Le avvisaglie di una serata complessa erano già emerse nelle parole di Henrikh Mkhitaryan, che poco prima del fischio d’inizio aveva avvertito i compagni: «Sapevamo che non avremmo dovuto cercare scuse sul campo, ma la loro intensità ci ha sorpreso nei momenti chiave», ha ammesso il centrocampista armeno, fotografando una disparità atletica che ha reso vana ogni velleità tattica.
Tensioni e veleni: il bivio di San Siro
Il fischio finale ha trascinato la contesa in un post-partita carico di elettricità, segnato dalle esternazioni polemiche di Alessandro Bastoni. Il difensore, visibilmente contrariato non solo per il risultato ma anche per alcune ricostruzioni giornalistiche recenti, ha lanciato un duro j’accuse parlando di «tanta ipocrisia e falsità da parte di certi addetti ai lavori», segnale inequivocabile di un’impasse comunicativa che la dirigenza dovrà gestire con estrema cautela. Spetterà ora al presidente Marotta ricompattare lo spogliatoio in vista di un ritorno dove non saranno ammessi errori. Per ribaltare il 3-1 e approdare agli ottavi, la truppa di Chivu dovrà trasformare la rabbia in precisione clinica, sperando che l’infermeria non restituisca un verdetto nefasto sul capitano. L’Europa che conta non aspetta, e il laboratorio Bodo ha dimostrato che, a questi livelli, il blasone non è uno scudo sufficiente contro l’organizzazione e il coraggio.


