L’Inter vince 1-0 a Udine, oggi 17 gennaio 2026, alla Bluenergy Arena, grazie a un gol di Lautaro Martinez al 20’ del primo tempo, batte l’Udinese e si porta momentaneamente a +6 sul Milan secondo, in attesa delle gare di Napoli e rossoneri. Una partita controllata, gestita con ordine e chiusa senza concedere reali occasioni, che conferma il momento della squadra allenata da Cristian Chivu.
Un gol costruito, una gara amministrata
L’episodio che decide il match nasce da una manovra pulita e ragionata, emblematica dell’Inter vista a Udine. Azione avvolgente sulla destra, filtrante preciso, movimento coordinato delle punte. Il tacco di Pio Esposito libera spazio e tempo, Lautaro fa il resto: controllo, protezione del pallone, sterzata e conclusione all’angolino con l’esterno destro. Undicesimo centro in campionato, numeri da capocannoniere e da leader tecnico.
Da lì in poi l’Inter non ha avuto bisogno di alzare i giri. Ha governato il ritmo, ha tenuto il baricentro alto e ha lasciato che il pallone facesse il lavoro sporco. I dati raccontano una supremazia chiara nel palleggio e nel controllo territoriale, ma soprattutto parlano le occasioni concesse: quasi nulla. L’Udinese ha chiuso con un solo tiro in porta e zero conclusioni realmente pericolose dentro l’area.
L’ordine come chiave tattica
La vittoria nasce dall’equilibrio. Senza Bastoni e Thuram, con alcune rotazioni in vista dei prossimi impegni europei, l’Inter non ha perso identità. Linea difensiva alta, distanze corte, pressione selettiva. Akanji ha guidato il reparto con sicurezza, mentre Bisseck ha alternato spinte coraggiose a qualche rischio evitabile, subito compensato dal lavoro collettivo.
Fondamentale il contributo di Pio Esposito: pochi tocchi, ma funzionali. Con lui il gioco nerazzurro cambia pelle, diventa più associativo e meno verticale, liberando spazi centrali per gli inserimenti di Lautaro e delle mezzali. Una variante che aggiunge soluzioni, non confusione.
Nel finale, scelta pragmatica di Chivu: dentro De Vrij, linea abbassata quel tanto che basta e partita chiusa senza affanni. Portarla a casa così non è un difetto, è maturità.
Udinese spenta, Inter impenetrabile
L’Udinese aveva provato ad alzare il pressing, memore del successo dell’andata e di altre imprese stagionali. Ma l’intensità non è bastata. Il fraseggio stretto dell’Inter ha eluso le prime pressioni, spegnendo sul nascere le iniziative friulane. Davies e Atta, protagonisti in altre occasioni, sono rimasti ai margini. L’unica vera nota positiva per i padroni di casa è arrivata da Solet, solido negli anticipi e intraprendente nelle sortite offensive.
Pesa, invece, l’infortunio al ginocchio di Piotrowski, uscito in lacrime nel primo tempo dopo un contrasto a metà campo. Un episodio che ha tolto ulteriori energie a una squadra già in difficoltà.
L’Inter, intanto, incassa il sesto clean sheet nelle ultime nove e resta lassù, da sola. Il messaggio è stato mandato. Ora la palla passa a Napoli e Milan. E la pressione, tutta, è sulle loro spalle.



