Il ritorno in Europa di João Cancelo si è trasformato, nel volgere di poche settimane, da colpo mediatico a un enigmatico caso di mercato. Dopo aver forzato l’addio all’Al-Hilal nella scorsa sessione di gennaio, l’esterno portoghese ha scelto di seguire il richiamo del cuore — e della diplomazia del suo agente Jorge Mendes — per vestire nuovamente la maglia del Barcellona, declinando in extremis la serrata corte dell’Inter. I nerazzurri, rimasti orfani del lungodegente Denzel Dumfries, avevano già strutturato un’operazione economicamente vantaggiosa, ottenendo dai sauditi persino la copertura di una parte rilevante dell’ingaggio. Tuttavia, la ferma volontà del calciatore di riabbracciare i colori blaugrana ha fatto saltare un accordo che sembrava ormai «perfettamente apparecchiato» per il ritorno a San Siro.
Il fallimento tattico: l’ombra di Flick e i dubbi di Deco
L’impatto di Cancelo nella sua seconda parentesi in Catalogna è stato, finora, fallimentare. La stampa iberica, guidata dal quotidiano As, non ha usato mezzi termini, definendo il lusitano come «il primo vero acquisto errato della gestione Deco» e relegandolo al ruolo di «ultima delle riserve». Il malcontento che aleggia attorno al Camp Nou non riguarda solo le prestazioni sottotono, ma l’essenza stessa dell’operazione. Pare infatti che l’approdo del portoghese sia stato frutto dei legami privilegiati tra Mendes e i vertici dirigenziali, piuttosto che di una reale esigenza tecnica. Hansi Flick, l’allenatore blaugrana, aveva richiesto con insistenza un nuovo difensore centrale per puntellare la retroguardia; si è ritrovato invece con un esterno che non riesce a scalare le gerarchie e che appare estraneo al progetto tattico del tecnico tedesco.
Il rimpianto nerazzurro e la “prigione” dorata
Il paradosso di Cancelo risiede proprio nella scelta della destinazione: l’atleta aveva lasciato l’Arabia Saudita con l’obiettivo dichiarato di ritrovare la continuità agonistica in un calcio di vertice, ma si ritrova oggi ai margini di una rosa che non lo ritiene indispensabile. In questa prospettiva, l’Inter di Simone Inzaghi rappresentava il porto sicuro ideale. A Milano, la necessità di coprire la falla lasciata da Dumfries avrebbe garantito a Cancelo una maglia da titolare immediata e un sistema di gioco — il 3-5-2 — perfetto per esaltarne le doti di spinta e regia laterale. Restano ora le critiche di chi vede in questa operazione un mero favore politico tra club e procuratore, mentre il talento portoghese osserva dalla panchina quel Barcellona che aveva tanto sognato e che ora sembra diventato la sua nuova prigione sportiva.


