Per i puristi dell’estetica calcistica e gli amanti del “buon gusto”, il presagio del disastro era già inciso nelle trame di una quarta maglia rivoluzionaria che, con le sue righe orizzontali in stile Celtic, sembra aver ucciso la tradizione cromatica del club. Ma oltre l’aspetto formale, la realtà del campo restituisce l’immagine di una Juventus in crisi d’identità, capace di trasformare il match contro il Como nel prolungamento dell’incubo vissuto a Istanbul. Dopo un avvio che lasciava presagire una crescita costante, la compagine di Luciano Spalletti è incappata in una striscia da incubo: quattro sconfitte e un pareggio nelle ultime cinque uscite, con l’aggravante di un’emorragia difensiva da quindici gol subiti.
Un tuffo nel passato: il ritorno agli “anni bui” di Delneri
I numeri non mentono e, nel caso della “Vecchia Signora”, disegnano una parabola che riporta il club ai momenti più cupi del post-Calciopoli. Era dalla stagione 2010/11, quella della gestione Delneri, che la Juventus non registrava un bottino così magro dopo 26 giornate: i 46 punti attuali superano di poco i 41 di allora, segnando il punto più basso degli ultimi quindici anni. Il paragone con le gestioni precedenti è impietoso e testimonia un’involuzione che nemmeno le stagioni più turbolente avevano toccato:
- 2025/26 (Spalletti): 46 punti
- 2024/25 (Motta/Tudor): 49 punti
- 2023/24 (Allegri II): 57 punti
- 2019/20 (Sarri – ultimo Scudetto): 63 punti
- 2018/19 (Allegri I): 72 punti
Investimenti e fallimenti: l’errore della programmazione
Nonostante un mercato in cui la società non ha lesinato sforzi economici, la sensazione è che si sia speso male, assemblando una rosa che oggi fatica a riflettere l’eccellenza richiesta dal blasone bianconero. Fuori dalla Coppa Italia, con un piede fuori dalla Champions e attualmente esclusa dalla zona qualificazione per la prossima edizione della massima competizione europea, la Juventus si lecca le ferite di una metamorfosi rimasta a metà. La personalità mostrata contro Lazio e Atalanta sembra essere evaporata nel secondo tempo di Istanbul, lasciando spazio a una fragilità emotiva che il Como ha saputo punire senza pietà.
Il dilemma della panchina: evitare il salto nel buio
In questo clima di contestazione, la tentazione di invocare l’ennesima rivoluzione tecnica è forte, ma rischia di essere il rimedio peggiore del male. Gettare la croce addosso a Spalletti equivarrebbe a ricominciare da zero per l’ennesima volta, alimentando un ciclo di instabilità che dura ormai da troppe stagioni. La soluzione più razionale, indipendentemente dal piazzamento Champions, appare quella di una collaborazione costruttiva tra club e tecnico per limare le incongruenze della rosa e adattarla finalmente alle idee dell’allenatore di Certaldo. Ripartire dal nulla, oggi, sarebbe solo l’ennesimo salto nel vuoto in una notte che per la Juventus sembra non finire mai.

