Per i puristi dell’estetica bianconera, il presagio del declino era già impresso nelle trame di una maglia che, con le sue righe orizzontali in stile Celtic Glasgow, sembra aver profanato la tradizione ancor prima che il campo emettesse le sue sentenze. Tuttavia, la crisi della Juventus è oggi una realtà tangibile e documentata da numeri che definire impietosi sarebbe un eufemismo. La sconfitta interna contro il Como non è stata che l’ultimo atto di una sequenza da incubo: quattro sconfitte e un pareggio nelle ultime cinque uscite, con un bilancio difensivo catastrofico di quindici gol incassati. Dalla disfatta di Bergamo in Coppa Italia al tracollo turco contro il Galatasaray, la compagine di Luciano Spalletti ha smarrito quella personalità che sembrava aver ritrovato a inizio inverno, sprofondando in un’apatia tattica che non trova giustificazioni nemmeno nei torti arbitrali subiti nel derby d’Italia.
Il verdetto della storia: un ritorno agli anni bui
L’analisi statistica rivela una verità storica che gela le ambizioni della dirigenza: per ritrovare una Juventus così povera di punti dopo 26 giornate bisogna riavvolgere il nastro fino alla stagione 2010/11, l’anno della gestione Delneri. Con soli 46 punti conquistati, l’attuale roster fa peggio di tutte le versioni dell’ultimo quindicennio, incluse quelle aspramente criticate di Pirlo, Sarri e del secondo ciclo Allegri.
Il paragone con il passato recente è brutale. Persino nell’anno del turbolento avvicendamento tra Motta e Tudor, i punti erano tre in più; nel primo anno del ritorno di Allegri erano 47. Oggi, la Juventus non è solo fuori dalla Coppa Italia e con un piede fuori dalla Champions League, ma si ritrova attualmente esclusa dalle posizioni utili per la prossima Europa che conta, un danno d’immagine ed economico che evoca lo spettro del post-Calciopoli.
La gestione Spalletti: tra fallimenti e l’ombra della rivoluzione
Nonostante il quadro desolante, la critica più lucida invita la società a non commettere il consueto errore di «gettare la croce addosso all’allenatore», innescando l’ennesima, infruttuosa rivoluzione tecnica. Il paradosso del sodalizio bianconero risiede in una politica di spesa che non è mancata, ma è stata indirizzata in modo fallimentare, assemblando una rosa spesso non funzionale alle idee del tecnico toscano.
La soluzione più razionale, in vista della prossima stagione, appare quella di una collaborazione stretta con Spalletti per rifondare l’organico secondo i suoi dettami tattici, a prescindere dal raggiungimento o meno dell’obiettivo Champions. In un club che negli ultimi anni ha cambiato pelle troppo spesso senza ritrovare la propria anima, ripartire ancora una volta da zero rappresenterebbe l’ennesimo salto nel buio. La sfida, ora, è capire se la proprietà avrà la forza e la pazienza di sostenere un progetto che, al momento, sembra aver toccato il fondo.

