La Juventus ha rotto gli indugi istituzionali, portando il caso di Pierre Kalulu direttamente sulla scrivania di Gabriele Gravina. Dopo il rigetto del ricorso ordinario, il club bianconero ha formalizzato la richiesta di grazia presidenziale per il difensore francese, espulso nel Derby d’Italia contro l’Inter per una doppia ammonizione che ha sollevato un polverone mediatico e tecnico. Il nodo del contendere risiede nel secondo cartellino giallo, estratto dall’arbitro La Penna per un contatto con Alessandro Bastoni giudicato “lievissimo” e avvenuto all’altezza del petto, non sulle gambe. Una decisione che perfino i vertici dell’AIA avrebbero ufficiosamente bollato come un errore, spingendo la Continassa a invocare un intervento straordinario per sanare quella che viene definita un’“acclarata ingiustizia”. L’obiettivo, quasi utopistico stando alle tempistiche burocratiche, è riavere il giocatore a disposizione per il match di domani contro il Como.
Il paradosso dell’Articolo 43: tra diritto e spirito sportivo
La manovra juventina si insinua nelle pieghe dell’Articolo 43 del Codice di Giustizia Sportiva, una norma storicamente concepita per le squalifiche a tempo determinato e non per le sanzioni derivanti da decisioni di campo. Il testo recita che il Presidente federale può concedere la grazia solo se è stata scontata almeno la metà della pena, un vincolo che mal si sposa con lo stop di una singola giornata. Tuttavia, la Juventus fa leva sulla natura politica e morale del provvedimento, chiedendo che il vertice della FIGC agisca come garante dell’equità del campionato. La sfida è complessa: a differenza di altri casi, qui si discute di un errore di valutazione tecnica e non di una reazione a gravi fattori esterni, mettendo a dura prova la tenuta del sistema disciplinare basato sulla sovranità della decisione arbitrale.
L’ombra di Lukaku e il precedente che divide
Il termine di paragone inevitabile resta il provvedimento del 22 aprile 2023, quando Gravina intervenne per revocare la squalifica di Romelu Lukaku. In quel caso, però, la motivazione fu strettamente legata alla lotta contro il razzismo: l’attaccante belga era stato sanzionato per un’esultanza polemica dopo essere stato bersaglio di insulti discriminatori. Gravina motivò la scelta definendo il principio anti-razzista come «uno dei cardini fondanti dell’ordinamento sportivo», tale da giustificare una deroga “eccezionale e straordinaria”. La Juventus oggi chiede se lo stesso rigore morale possa essere applicato alla tutela della regolarità competitiva di fronte a uno sbaglio tecnico riconosciuto, tentando di trasformare il “caso Kalulu” in un precedente che potrebbe riscrivere i rapporti tra club e organi di garanzia.




