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Juve, porta girevole: Di Gregorio bocciato, parte la caccia a Vicario e Carnesecchi

Le incertezze del numero uno e gli addii di Perin e Pinsoglio impongono una rivoluzione totale: pronti 30 milioni per il nuovo guardiano bianconero.

Redazione
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La crisi tecnica della Juventus non risparmia più nessuno, investendo con violenza anche quello che doveva essere il pilastro della ricostruzione: Michele Di Gregorio. Il recente ko interno contro il Como ha certificato un’involuzione preoccupante per l’estremo difensore, reduce da una sequenza di prestazioni ampiamente insufficienti che hanno pesantemente condizionato il cammino bianconero tra campionato ed Europa. Nonostante il tentativo di Luciano Spalletti di spostare il focus sull’errore collettivo — «Abbiamo sbagliato prima il passaggio all’indietro e lui è responsabile come tutti gli altri», ha chiosato il tecnico nel post-partita — appare evidente come la fiducia nel numero uno sia ai minimi storici. Dai cinque gol incassati a Istanbul contro il Galatasaray fino all’incertezza sulla rete di Vojvoda, il rendimento dell’ex Monza ha spinto la dirigenza a una riflessione profonda e immediata sul futuro della porta juventina.

Il dossier titolari: il ritorno di Vicario o l’investitura di Carnesecchi

Con il tramonto dell’ipotesi Maignan, blindato dal rinnovo con il Milan, il management bianconero ha ristretto il campo a due profili di caratura internazionale. Il nome più suggestivo è quello di Guglielmo Vicario, attualmente in forza a un Tottenham in crisi d’identità e clamorosamente impelagato nelle zone basse della Premier League. Il portiere friulano, prossimo ai 30 anni, vede nel ritorno in Italia la chiave per mantenere la propria centralità nel progetto della Nazionale di Gattuso. L’operazione, stimata intorno ai 30 milioni di euro, resta complessa per la concorrenza dell’Inter, ma la volontà del calciatore di misurarsi con una big di Serie A potrebbe favorire il sodalizio torinese.

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Parallelamente, resta vivissima la pista che conduce a Marco Carnesecchi. Il talento riminese dell’Atalanta rappresenta l’identikit perfetto per il nuovo ciclo juventino: 25 anni, esperienza consolidata in campo europeo e una continuità di rendimento che lo pone ai vertici della categoria. La valutazione degli orobici è tuttavia onerosa, oscillando tra i 30 e i 40 milioni di euro, un investimento che la Juventus potrà sostenere solo a fronte della matematica qualificazione alla prossima Champions League e, verosimilmente, attraverso l’uscita dello stesso Di Gregorio.

Addii e nuove gerarchie: il valzer dei dodicesimi

La ristrutturazione del comparto non si fermerà al solo titolare. Il reparto è destinato a subire una metamorfosi totale a causa del probabile addio di Mattia Perin, desideroso di una maglia da titolare altrove, e del possibile ritiro dello storico terzo Pinsoglio. In questo scenario, la ricerca di un “secondo” affidabile diventa una priorità strategica per garantire stabilità a uno spogliatoio apparso fragile sotto pressione.

La lista di Giuntoli attinge a piene mani dalla classe media della Serie A. Restano sotto osservazione profili di provata esperienza come Provedel della Lazio e Falcone del Lecce, senza trascurare piste più giovani o di ritorno. In tal senso, spiccano i nomi di Ravaglia (Bologna), Montipò (Verona) e soprattutto Emil Audero, la cui crescita nel vivaio bianconero faciliterebbe le liste UEFA, portando in dote l’esperienza maturata come vice nell’Inter. Sebbene le colpe dell’attuale deriva non siano ascrivibili al solo portiere, il mercato del 2026 si preannuncia come l’anno della grande epurazione tra i pali, con l’obiettivo di restituire alla Juventus quella sicurezza difensiva smarrita nelle ultime, disastrose uscite.

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