La nuova maglia della Roma riporta al Subbuteo: quando i giallorossi conquistarono il panno verde
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La nuova maglia della Roma riporta al Subbuteo: quando i giallorossi conquistarono il panno verde

Chi nel corso della propria vita ha già spento almeno una quarantina di candeline, ricorderà bene il Subbuteo: non solo un gioco, ma spesso un’esperienza condivisa in quegli interminabili pomeriggi trascorsi con gli amici d’infanzia attorno al suo iconico campo in panno verde. Un gioco dinamico e di destrezza, benché definito da tavolo, che ancora oggi resta, tra tutti, quello che meglio ha saputo riprodurre, fin nei minimi particolari, lo spirito e le fasi di un’autentica partita di calcio. Così come il gioco del calcio anche il “Subbuteo” arriva dall’Inghilterra e conquista l’Europa. Ideato nel 1947 dall’ornitologo inglese Peter Adolph, ispirandosi al più antico ed artigianale “New Footy”, gioco similare creato alla fine degli anni Venti da un giocattolaio di Liverpool, William Keeling, a partire dagli anni Cinquanta del 1900 e per circa due decenni, il gioco rimase prevalentemente diffuso nel solo Regno Unito. Successivamente, complici la crescente popolarità internazionale del calcio (quello vero), i Mondiali del 1966 e del 1970, che sancirono la definitiva consacrazione planetaria del football e la contestuale nascita delle competizioni europee, il Subbuteo si affermò anche nel resto del continente. Grazie alla cura dei dettagli il gioco conquistò rapidamente migliaia di giovani appassionati in tutto il Vecchio Continente. Per questo motivo, nei primi anni Settanta, dopo che il marchio fu acquistato dal colosso Waddington, industria di giocattoli, il catalogo iniziò ad ampliarsi, includendo, oltre alle varie “nazionali” che andavano per la maggiore, anche squadre di club di rilievo internazionale come Real Madrid (Reference 21, seppur già presente come Leeds United), Barcellona (Ref. 19 condivisa con il Crystal Palace), Juventus (Ref. 34), Ajax (Ref. 56) e perfino gli argentini del River Plate (Ref.59). Anche la nostra “Serie A” si gioca sul panno verde. In questo contesto, probabilmente sospinte dalle memorabili gesta europee degli anni Sessanta realizzate dalle rispettive squadre guidate da Nereo Rocco ed Helenio Herrera, fecero la loro comparsa nel “range” ufficiale anche altre squadre italiane: il Milan (Ref. 57), l’Inter (Ref.58) e la Fiorentina (Ref. 55), sfruttando, a dire il vero, la condivisione della maglia color viola con i belgi dell’Anderlecht. Il grande successo ottenuto dal gioco del Subbuteo in Italia, favorito anche dalla capillare distribuzione del Gruppo Parodi di Genova, portò in breve tempo ad un progressivo ampliamento dell’offerta con l’introduzione in catalogo di ulteriori squadre della nostra Serie A e serie B. come Ternana, Ref. 64, Cagliari/Genoa/Sambenedettese (72), Como (90), Parma (91), Verona/Trento (92) e finalmente anche la nostra amata Roma (Ref. 93). Seguirono poi, sempre in ordine di numerazione, dalla 94 alla 99, Sampdoria, Bologna, Bari, Brescia, Palermo e Torino e per alcune squadre non direttamente rappresentate, fu la stessa Subbuteo, attraverso il suo catalogo, a suggerire i giusti abbinamenti cromatici con modelli già esistenti, come nel caso dei cugini della Lazio, ufficialmente non censiti, ma associabili alla Reference 5 (Manchester City). La Ref. 93, daje Roma daje! Tra i giovani tifosi giallorossi, la Reference 93 — condivisa con il Catanzaro — divenne immediatamente oggetto di grande apprezzamento e desiderio, tant’è che nel primo ciclo di distribuzione nella Capitale, specialmente nel periodo Natalizio, non di rado capitò, per la disperazione di bambini e papà, di trovare affissi alle vetrine dei negozi di giocattoli cartelli artigianali con su scritto “squadra Roma subbuteo esaurita”. Nel particolare la Ref. 93, facente parte del celebre (tra i cultori del gioco) catalogo Heavy Weight (HW) ritraeva esattamente la tenuta classica dei “Lupi”: maglia rossa con girocollo e polsini gialli, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi con risvolti gialli; semplice, bella ed assolutamente simile a quelle indossate dalla AS Roma tra il 1970 e il 1977. Unica variante, la combinazione dei colori utilizzati per la base basculante applicata sotto i piedini delle miniature che, in alcune versioni, differirono tra loro. In alcuni casi, infatti, la tipica base rossa completata da un dischetto interno (Inner) di color giallo, fu sostituita dalla cosiddetta “reverse”, ossia a colori invertiti: base gialla ed Inner rosso. Versione quest’ultima ancora oggi fortemente agognata dai collezionisti del settore, disposti anche a spendere centinaia di euro pur di assicurarsene un esemplare. Piccola, “grande” Roma! Nel frattempo, l’AS Roma stava vivendo uno dei periodi più fulgidi della sua storia agonistica. Guidati in panchina da Nils Liedholm e capitanati in campo dal compianto Agostino Di Bartolomei in un'orchestra perfetta diretta dall'immensa classe ed il grande acume tattico del "Divino" Paulo Roberto Falcao dai primi anni Ottanta, i giallorossi si erano finalmente scrollati di dosso l’etichetta di squadra mediocre per assurgere alle cronache come una delle formazioni più forti e rispettate d’Europa dell’intero decennio, vincendo uno Scudetto e tre Coppe Italia in patria e fermandosi a tanto così dal conquistare anche la Coppa dei Campioni UEFA. Le gesta di quella formidabile squadra non passarono inosservate nemmeno nelle fabbriche della Subbuteo che, per omaggiarla, presentò intorno alla metà degli anni Ottanta ben due nuove reference dedicate alla squadra della Capitale: la 476 - versione A - e la 502. Il falso storico: la 502 Per finire, non poteva mancare una storia "tipicamente romanista" anche nel Subbuteo. Quasi contemporaneamente alla reference che immortalava la prima maglia della Roma scudettata, apparve in catalogo anche la tenuta da trsferta dei Lupi con il numero progressivo 502. La squadra era davvero bella, impreziosita dallo scudetto tricolore sul petto e l'etichetta riportava la dicitura: Roma 2nd Campione d'Italia 82/83. Tuttavia, la maglia riprodotta si ispirava chiaramente alla cosiddetta maglia "ghiacciolo" ideata dalla Pouchain per la stagione 79/80 (bianca con bande giallo e rosse sulla parte superiore delle spalle. La maglia con cui la Roma vinse la Coppa Italia 79/80 ai rigori contro il Torino, ma che non pote' mai fregiarsi dello scudetto, poiché definitivamente dismessa al termine di quella stagione. Insomma, un piccolo "falso storico" che però ancora oggi attrae le brame di decine di collezionisti, pronti a spendere anche centinaia di euro per accaparrarsene un esemplare.

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