La Roma e quel buco sulla fascia che nessun mercato riesce a colmare: sette anni di trattative saltate
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La Roma e quel buco sulla fascia che nessun mercato riesce a colmare: sette anni di trattative saltate

Da Malcom dirottato dal Barcellona nell'estate 2018 fino ai casi Summerville e Mora di quest'anno, i giallorossi inseguono un esterno d'attacco che sistematicamente sfugge all'ultimo secondo. Non è sfortuna: è un modello che si ripete

C'è un ruolo che alla Roma porta male da almeno sette anni, e chi segue il mercato giallorosso lo sa bene: l'attaccante esterno. Destro, sinistro, ala pura o trequartista poco importa. Ogni volta che il club prova a mettere mano a quella zona di campo, la trattativa deflagra. Accordi già chiusi, voli prenotati, annunci social pubblicati: non è servito a niente. A raccontare questa sequenza di beffe è Il Romanista, che parla senza mezzi termini di una vera e propria maledizione.

E qui viene la parte scomoda, quella che nessuno dalle parti di Trigoria ha voglia di ammettere fino in fondo. Perché quando una cosa ti capita una volta è sfortuna, due volte è coincidenza. Ma alla settima diventa un metodo. O quantomeno una fragilità strutturale nel modo in cui la società conduce certe operazioni.

Il caso Malcom, la ferita che non si rimargina

Torniamo all'estate del 2018. Eusebio Di Francesco in panchina reclamava un destro di piede mancino da schierare largo, e il profilo individuato rispondeva perfettamente: Malcom, brasiliano del Bordeaux. Intesa con il club francese, intesa con il calciatore, tutto apparecchiato. I due club arrivarono persino a pubblicare sui social l'annuncio dell'arrivo del giocatore, atteso per visite mediche e firma.

Malcom ai tempi del Barcellona


Poi il ribaltone. Col brasiliano pronto a salire sull'aereo per la Capitale, si infilò il Barcellona, che nel giro di poche ore convinse sia il Bordeaux sia il ragazzo a cambiare rotta. Resta, a oggi, il caso più clamoroso. E non era nemmeno il primo campanello: già nel 2017, per la stessa casella di campo, la Roma aveva bruciato mesi dietro Mahrez senza mai chiudere.

Summerville, Greenwood e il copione che si ripete

Salto in avanti fino a quest'estate. Il primo obiettivo si chiamava Greenwood: trattativa avviata, poi arenata. Virata su Summerville, esterno del West Ham. Anche qui la solita liturgia rassicurante: accordo con il calciatore, accordo con il club inglese, volo verso Roma già prenotato.

Vi ricorda qualcosa? Esatto. All'ultimo minuto è spuntato l'Al-Hilal, e con un'offerta di quelle che in Europa nessuno può nemmeno pareggiare ha convinto il giocatore a virare verso l'Arabia Saudita. Stessa dinamica di Malcom, sette anni dopo, con l'unica variante geografica: allora era la Catalogna, oggi è il Golfo. E in coda, a completare l'annata storta, il caso Mora.

Mason Greenwood


Sfortuna o un problema di metodo?

Qui bisogna intendersi. Attribuire tutto alla cattiva sorte è comodo ma poco onesto. Certo, l'irruzione di un club più ricco all'ultimo momento è un fattore su cui nessun direttore sportivo ha un controllo totale, e va detto per correttezza. Contro i petroldollari sauditi, oggi, buona parte del calcio europeo è disarmata.

Però un filo conduttore c'è, e ignorarlo sarebbe ingenuo. Queste operazioni saltano quasi sempre nella stessa fase: quella finale, quando l'accordo sembra blindato ma non è ancora firmato. È lì che si apre la finestra per l'inserimento altrui. La velocità di esecuzione, la capacità di chiudere prima che qualcun altro fiuti l'affare, la blindatura contrattuale: sono terreni su cui la Roma, in quel ruolo specifico, ha mostrato una lentezza che si è tramutata in un pattern. La domanda vera, allora, non è quando arriverà l'esterno giusto. È perché il club continui a farsi trovare esposto proprio nel momento decisivo.

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