La domanda che rimbalza nelle discussioni degli ultimi mesi è sempre la stessa: si può discutere davvero Lautaro Martinez? La risposta, osservando con freddezza l’anno solare 2025, è quasi scontata. L’argentino è uno degli attaccanti più produttivi d’Europa, trascinatore tecnico ed emotivo dell’Inter, simbolo di una continuità che pochi possono permettersi. Ma il calcio vive di numeri, e quei numeri – letti fino in fondo – raccontano anche le sfumature di un campione che sa essere devastante, ma ancora incompleto.
Doppietta a Pisa e primato nei marcatori
A Pisa, in una partita che stava scivolando verso l’ennesima trappola, Lautaro ha fatto ciò che fanno i leader: ha spaccato in due la gara. Il primo lampo è arrivato al minuto 69, un sinistro feroce sotto la traversa su assist di Pio Esposito, entrato da pochi secondi. Il secondo, all’83’, è stato un tocco semplice ma pesante, la firma definitiva sullo 0-2 nerazzurro. Con queste due reti, Martinez sale a sei gol in campionato, diventando capocannoniere solitario della Serie A. Una scalata ricominciata dopo un mese di digiuno tra ottobre e novembre, interrotto nel match contro la Lazio. Il Pisa è la 29ª squadra trafitta dall’argentino in Serie A: nessun altro, nello stesso arco temporale, ha segnato a così tante avversarie. Un primato che fotografa alla perfezione il suo impatto.
Il killer d’Europa
In Champions League il discorso è ancor più netto: quattro gol nelle prime quattro partite, doppietta allo Slavia Praga, poi Union SG e Kairat Almaty. Numeri da bomber continentale, al punto che a inizio novembre Lautaro risultava il giocatore con più reti in Champions nell’intero anno solare 2025. Intanto un altro traguardo si è materializzato silenziosamente: con la doppietta di Pisa, ha superato Sandro Mazzola nella classifica marcatori all-time dell’Inter, toccando quota 163 gol. Un’eredità pesante, gestita con una naturalezza che appartiene solo ai campioni.
L’ombra che resta: le grandi partite
Eppure, nella narrativa che circonda Lautaro, continua a emergere una crepa. È un fatto: nei big-match l’argentino non ha ancora inciso. Nulla contro Juventus, nulla contro la Roma, nulla nel derby perso contro il Milan. E nessun lampo neppure nella notte di Madrid, quando l’Inter è caduta al Metropolitano. Una tendenza che ricalca anche parte della passata stagione: in Serie A, contro le big, le sue firme erano mancate quasi del tutto, con la sola eccezione del gol alla Roma. In Champions, invece, i suoi sigilli a Bayern Monaco e Barcellona avevano illuminato il cammino verso la finale. Due versioni dello stesso attaccante, quella europea feroce e implacabile, quella domestica più intermittente nelle sfide che contano.
Le risposte del capitano
A fine partita, davanti ai microfoni di DAZN, Lautaro ha affrontato di petto le critiche: “Sono abituato. Io lavoro per la squadra, per l’Inter. L’importante è che vinciamo noi, il resto lo lascio parlare agli altri.” Un messaggio di appartenenza, quasi di sfida, ribadito nella frase che più racconta il suo rapporto con il club:
“La mia storia con l’Inter dura da tanto e spero vada ancora avanti.” Chivu, dopo le sostituzioni contro Milan e Atletico che avevano alimentato qualche speculazione, lo ha difeso con decisione: “Con Lautaro si esagera. È fondamentale, un vincente. Noi parliamo ogni giorno, ci abbracciamo ogni giorno.” Parole che raccontano la centralità dell’argentino non solo in campo, ma nello spogliatoio, ambiente in cui il capitano è ormai un faro riconosciuto.
Un leader che cerca il salto finale
La doppietta di Pisa riporta l’Inter a un punto dal Milan e rilancia la corsa scudetto. Ma riporta anche al centro la domanda iniziale: Lautaro è davvero un attaccante completo? La risposta è semplice: ci sta arrivando. I numeri parlano di un campione affermato, ma l’ultimo gradino – quello che separa i grandi dai fuoriclasse assoluti – passa attraverso i big-match. E forse è proprio lì, in quelle notti che infiammano la stagione, che Lautaro Martinez vuole far scattare la scintilla definitiva.



