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Lazio, Sarri al capolinea? Solo uno 0-0 a Cagliari, si ferma anche Rovella

L'analisi del tecnico biancoceleste: tra l'attacco spuntato con Maldini e la furia per il divieto ai tifosi, la stagione scivola verso l'anonimato.

Redazione
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La Lazio di Maurizio Sarri non va oltre un deludente pareggio a reti bianche nella trasferta di Cagliari, un risultato che cristallizza la crisi di risultati e di identità di una squadra ormai scivolata lontano dai vertici della classifica. Nonostante una prova difensiva ordinata, la compagine capitolina ha palesato una preoccupante incapacità di scardinare il blocco sardo, confermando un’involuzione nella manovra che l’allenatore toscano ha individuato nella scarsa rapidità d’esecuzione. «A livello difensivo abbiamo concesso poco, dovevamo però fare di più in fase offensiva per vincere la partita», ha analizzato con amarezza il tecnico nel post-gara, sottolineando come l’assenza di verticalizzazioni immediate abbia favorito la tattica attendista degli avversari.

L’esperimento Maldini e l’emergenza infinita

Il dossier più complesso sul tavolo di Sarri riguarda la gestione di una rosa ridotta all’osso. L’utilizzo di Daniel Maldini nel ruolo di terminale offensivo rappresenta l’ultima “invenzione” tattica per sopperire a una sequenza di assenze che il tecnico definisce ormai come una triste consuetudine. «Maldini sarà sempre una punta atipica, che non ha grandi attacchi della profondità e dell’area di rigore», ha spiegato l’allenatore, evidenziando come l’ex Monza possa migliorare in questi aspetti pur avendo contribuito, in precedenza, a un incremento del volume di fuoco laziale.

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Tuttavia, il quadro clinico del sodalizio biancoceleste si aggrava ulteriormente: oltre alle sei assenze preesistenti, la serata sarda ha riconsegnato un bollettino medico allarmante per Nicolò Rovella, uscito dal campo per quella che lo stesso Sarri teme possa essere una frattura alla clavicola. Un’impasse che costringe la squadra a una rincorsa continua, rendendo la gestione delle rotazioni un esercizio di equilibrismo estremo in vista dei prossimi impegni stagionali.

Tra stimoli residui e polemiche istituzionali

Con l’obiettivo europeo in campionato che appare ormai un miraggio — lasciando alla Coppa Italia il ruolo di unica ancora di salvataggio per la stagione — la sfida principale diventa la tenuta psicologica del gruppo. Sarri ha elogiato la professionalità dei suoi, definendoli un «gruppo sano» ancora disposto a lottare nonostante le difficoltà oggettive, ma non ha risparmiato critiche durissime alle autorità per le restrizioni imposte alla tifoseria.

L’allenatore ha usato parole di fuoco contro il divieto di trasferta per i sostenitori laziali: «Ritengo assurda e anticostituzionale la decisione di non permettere ai nostri tifosi di seguire la squadra in trasferta, perché toglie a tante persone per bene la possibilità di guardare le partite». Un paragone stradale ha suggellato il suo sdegno, paragonando la sanzione collettiva a un ritiro della patente per un errore commesso da altri: «Come se io sono in autostrada e un altro la prende contromano, ma tolgono la patente anche a me…», ha chiosato il tecnico, evidenziando il senso di ingiustizia che aleggia intorno a una società che si sente penalizzata su più fronti.

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