Un mese e mezzo senza vittorie, quattro partite consecutive senza segnare: la Juventus di Igor Tudor sprofonda nella sua crisi più nera. All’Olimpico, contro una Lazio decimata ma compatta, arriva un’altra sconfitta per 1-0 che pesa come un macigno. A decidere la serata è il sinistro di Toma Basic, favorito da un errore clamoroso in uscita dei bianconeri.
Per Maurizio Sarri è una vittoria d’orgoglio e di carattere, costruita tra emergenze e sacrificio, con un gruppo che reagisce al momento più difficile. Undici punti in classifica, fiducia ritrovata e applausi del pubblico biancoceleste. Per la Juve, invece, è buio totale: dopo Como e Madrid, un nuovo passo falso che la lascia all’ottavo posto e lontana sei lunghezze dalla vetta.
Primo tempo: l’errore che costa caro
La Juventus parte bene ma si spegne presto. Dopo un’occasione in avvio con Vlahovic, la Lazio prende campo e colpisce al 9’: rinvio sbagliato di Perin, recupero di Cataldi e sinistro di Basic deviato da Gatti che si infila in rete. È il 15° gol incassato dai bianconeri in undici partite, un dato che fotografa la fragilità della squadra.
La reazione è confusa: Vlahovic ci prova più volte ma non punge, Cambiaso sciupa da due passi, Conceiçao e David sbattono contro il muro di Provedel. La Lazio, pur con qualche sbavatura, controlla e riparte, spinta da un Isaksen ispirato e da un Guendouzi sempre nel vivo del gioco. L’Olimpico, inizialmente teso, ritrova entusiasmo; la Juve invece si perde nei suoi limiti, tra imprecisioni e mancanza di idee.
Ripresa: Yildiz entra, ma la Juve non si sblocca
Nella ripresa Tudor prova la carta Yildiz, accolto dall’ovazione del settore ospiti. Il turco entra largo a sinistra in un modulo a trazione offensiva, ma la musica non cambia. Al 47’ Vlahovic centra la traversa (con gioco fermo per fuorigioco), poi Locatelli e Conceiçao si rendono pericolosi senza trovare la precisione.
La Lazio si chiude, gestisce e riparte. Provedel diventa protagonista con due parate decisive su Thuram e ancora Yildiz. Nel finale è il solito Isaksen a sfiorare il raddoppio, poi Pedro impegna Perin con un sinistro velenoso. L’arbitro Colombo lascia correre su un sospetto contatto tra Gila e Conceiçao in area biancoceleste, scatenando le proteste juventine.
Quando arriva il triplice fischio, Sarri esulta con i pugni al cielo: la Lazio ritrova vittoria e convinzione. Tudor, invece, corre negli spogliatoi, travolto dai pensieri di una squadra che non segna, non vince e comincia a non crederci più. La Juve fa paura solo a se stessa.


