Il palcoscenico della Ligue 1 sta assistendo alla più clamorosa delle resurrezioni sportive. L’Olympique Lione, che solo pochi mesi fa sembrava destinato al baratro della retrocessione per una crisi economica senza precedenti, è oggi la compagine più in forma d’Europa. Artefice di questo miracolo è Paulo Fonseca: l’ex tecnico del Milan, dopo l’amara parentesi italiana conclusasi con l’esonero nel dicembre 2024, ha trasformato l’OL in una macchina da guerra capace di inanellare tredici vittorie consecutive tra campionato e coppe, scalando la classifica fino a un incredibile terzo posto.
La notte delle lacrime: il Groupama Stadium celebra il suo Re
L’epilogo del posticipo della ventiduesima giornata contro il Nizza, vinto solidamente per 2-0, ha regalato immagini che trascendono la cronaca sportiva. Al fischio finale, l’intero stadio ha invocato il nome del tecnico portoghese, il quale non ha saputo contenere l’emozione, lasciandosi andare a un pianto liberatorio davanti alla propria curva. Un’immagine che sancisce la pace definitiva con il passato e la nascita di un nuovo idolo per il popolo lionese.
Nonostante l’assenza forzata del giovane talento Endrick, fermato dal giudice sportivo, il collettivo di Fonseca ha mostrato una solidità granitica: sono quattro i clean sheet consecutivi accumulati, segno di una maturità tattica che ora permette di guardare alla vetta con ambizione. Il distacco dal PSG secondo in classifica è ridotto a soli sei punti, mentre la capolista Lens dista sette lunghezze; un divario che, a questo ritmo, autorizza sogni di gloria fino a ieri proibiti.
Dal calvario della squalifica alla rivincita sul Milan
Il successo odierno assume un sapore ancora più dolce se si considera il percorso a ostacoli affrontato da Fonseca in territorio francese. Il tecnico è tornato fisicamente alla guida della squadra solo a fine novembre, dopo aver scontato una squalifica senza precedenti comminata nel marzo 2025 in seguito a un duro scontro con un ufficiale di gara durante Lione-Brest. Per mesi, a Fonseca è stato precluso non solo l’accesso alla panchina, ma persino agli spogliatoi, un isolamento forzato che l’allenatore ha sempre definito profondamente ingiusto.
La rinascita francese funge da contraltare perfetto alla sfortunata parentesi rossonera. Al Milan, l’avventura del portoghese è durata appena ventiquattro gare, chiudendosi bruscamente prima della Supercoppa Italiana con l’avvicendamento in favore di Sergio Conceiçao. Se i numeri milanesi parlavano di una media punti stagnante (50% di vittorie), quelli del sodalizio lionese raccontano di un tecnico rigenerato, capace di ridare dignità e competitività a una piazza storica che ha sfiorato il fallimento sportivo e finanziario.


