La storia si ripete, e a Old Trafford non è una novità rassicurante. Dopo l’esonero di Rúben Amorim, il Manchester United entra di nuovo in una fase di rifondazione tecnica che sa di déjà-vu. Dall’addio a Sir Alex Ferguson, il club ha cambiato undici allenatori. Un numero che pesa come un macigno su ogni nuovo progetto.
Fletcher traghettatore, ma solo per l’emergenza
Nel brevissimo periodo la panchina passa a Darren Fletcher, nominato tecnico ad interim e chiamato a guidare la squadra già nel prossimo impegno contro il Burnley. Una soluzione tampone, necessaria per tamponare l’urgenza, ma che non rappresenta una scelta strutturale. La dirigenza, infatti, guarda già oltre. L’obiettivo minimo resta la qualificazione alla prossima Champions League, con lo United attualmente sesto a quota 31 punti. Ma la vera priorità è individuare un allenatore capace di dare continuità anche nella prossima stagione, evitando l’ennesimo ciclo incompiuto.

I profili in cima alla lista
La stampa inglese ha acceso i riflettori su quattro nomi, diversi per storia e profilo, ma accomunati da un requisito fondamentale: personalità. Tra questi c’è Enzo Maresca, reduce dalla separazione traumatica con il Chelsea dopo aver conquistato Mondiale per Club e Conference League. Il suo nome circola con insistenza, anche se il futuro resta intrecciato a più scenari. Poi c’è Gareth Southgate, ex commissario tecnico dell’Inghilterra, profilo istituzionale ma divisivo. Spunta anche Xavi, ex guida del Barcellona, simbolo di un’idea di calcio forte ma reduce da un’esperienza complessa. Infine Oliver Glasner, oggi al Crystal Palace, che potrebbe liberarsi solo tramite il pagamento di una clausola.
Le alternative e le suggestioni
Sul tavolo restano anche opzioni più complicate. Unai Emery è stimato, ma difficilmente lascerà l’Aston Villa, oggi terzo in classifica, a stagione in corso. Più defilate le candidature di Andoni Iraola, così come quelle legate al passato del club: Michael Carrick e Ole Gunnar Solskjær. C’è poi il capitolo delle suggestioni. Zinedine Zidane resta un sogno difficile da concretizzare, con lo sguardo rivolto soprattutto alla nazionale francese. Più esotica, ma non priva di fascino, l’idea Roberto Mancini, oggi impegnato all’Al Sadd.

Le parole che hanno chiuso il ciclo
A rendere irreversibile la rottura sono state anche le parole pronunciate da Amorim dopo il pareggio con il Leeds. Uno sfogo pubblico, diretto, in cui il tecnico portoghese ha rivendicato il ruolo di manager più che di semplice allenatore, chiamando in causa struttura, scouting e governance del club. Una linea di demarcazione netta, che ha accelerato una decisione già maturata nei corridoi di Old Trafford. Ora lo United riparte, ancora una volta, da una pagina quasi bianca. Ma il tempo delle prove è finito: questa scelta dovrà essere quella giusta. O il ciclo delle rivololuzioni rischia di non fermarsi mai.





