Nelle ultime ore, le indiscrezioni circa il rinnovo contrattuale di Gianluca Mancini fino al 2030 hanno consolidato quello che a Trigoria è ormai considerato un dogma: il centrale toscano è l’erede designato di quella stirpe di leader “stranieri” capaci di incarnare il romanismo viscerale, ricalcando le orme di figure iconiche come Radja Nainggolan. Per il difensore, la Roma non rappresenta solo il sodalizio della maturità, ma una scelta di trasporto spontaneo che lo ha trasformato in un tifoso acquisito, un condottiero che identifica la propria missione nella protezione dei colori giallorossi contro l’avversario storico per eccellenza: la Juventus. La sfida di domenica non sarà dunque un semplice confronto tattico, ma un regolamento di conti sentimentale e agonistico.
La nemesi Spalletti e il debito della Nazionale
Il summit agonistico contro i bianconeri assume per Mancini contorni di una rivincita personale che trascende i confini del club, personificandosi nella figura di Luciano Spalletti. Il rapporto tra il difensore e l’attuale tecnico della Juventus è segnato dall’impasse vissuta in Nazionale, dove il centrale è stato escluso a tempo indeterminato dopo la fallimentare spedizione dell’Europeo. Nonostante le pubbliche ammissioni di errore da parte di Luciano Spalletti, il quale ha preferito convocare profili come Gabbia o Ranieri persino durante l’emergenza difensiva della scorsa estate, il “Mancio” è rimasto ai margini della maglia azzurra. Questa esclusione, percepita come un vulnus professionale, carica il difensore di uno stimolo particolare nella sfida diretta contro il suo ex commissario tecnico.
Il nuovo assetto difensivo e la marcia di Gasperini
Sotto la guida di Gian Piero Gasperini, che lo ha adottato come un vero e proprio figlioccio tattico ripercorrendo il solco tracciato da José Mourinho, Mancini ha saputo invertire un trend statistico deficitario contro la “Vecchia Signora”. Sebbene nelle ultime nove sfide di campionato il bilancio reciti quattro sconfitte e una sola vittoria, la compagine capitolina si presenta al nuovo scontro diretto con una consapevolezza rinnovata. Rispetto alla gara d’andata a Torino, dove il centrale dovette guidare una retroguardia in piena emergenza composta da Rensch e Ziolkowski, stavolta il leader dello spogliatoio avrà al suo fianco interpreti più rassicuranti come Ndicka e un Ghilardi in netta crescita esponenziale.
Una leadership per il futuro
Mentre la Juventus attraversa una fase di flessione dopo aver recuperato otto punti in classifica, la Roma ha ripreso a marciare con un ritmo sostenuto, trascinata dal carisma del suo numero 23. Il rinnovo fino al 2030 non è soltanto un atto formale, ma la blindatura di un’identità: «Il legame con questa città e con questa gente va oltre il calcio giocato; sento la responsabilità di questa fascia e l’onore di rappresentare la Roma in ogni battaglia», avrebbe confidato il giocatore durante le ultime fasi della negoziazione per il prolungamento. In un calcio di bandiere sbiadite, la militanza di Mancini si erge a baluardo di una tradizione che vede nel duello contro la sponda bianconera il culmine della propria ragion d’essere sportiva.



