Il terremoto sportivo che ha scosso le fondamenta del Vélodrome ha trovato la sua replica definitiva, quella che sancisce la fine di un’era mai realmente sbocciata. Con un comunicato affidato ai propri canali social, Medhi Benatia ha ufficializzato le sue dimissioni da consigliere sportivo dell’Olympique Marsiglia, seguendo a ruota l’addio di Roberto De Zerbi. È il crollo verticale di un triumvirato che avrebbe dovuto riportare la compagine provenzale ai vertici del calcio francese e che invece, a soli 18 mesi dal suo insediamento, si sgretola sotto il peso di risultati deludenti e di una piazza incapace di perdonare l’umiliazione subita nel Classique contro il PSG.
Il tramonto del “Patto di Miami” e la lealtà verso De Zerbi
Per comprendere la portata di questo addio, è necessario riavvolgere il nastro fino al maggio 2024, quando a Miami, sotto l’egida del proprietario Frank McCourt, nacque l’alleanza tra Pablo Longoria, Benatia e De Zerbi. Un contratto morale triennale basato su una dipendenza reciproca: il tecnico bresciano aveva infatti subordinato la propria permanenza alla presenza dell’ex centrale di Roma e Juventus. «Non voglio che la mia presenza diventi un ostacolo o un peso», ha scritto Benatia, confermando una scelta di lealtà ferrea: caduto l’allenatore, l’architetto sportivo ha preferito non sopravvivere politicamente a colui che aveva fortemente voluto sulla panchina dell’OM.
La decisione, maturata già all’indomani dello 0-5 incassato al Parco dei Principi, riflette l’usura di un dirigente logorato da un contesto ambientale unico per ferocia e pressione. Benatia, descritto come un uomo d’azione ma isolato da una gestione talvolta giudicata eccessivamente autoritaria, è stato risucchiato dalla “centrifuga marsigliese”, vittima di tensioni interne con la direzione generale e di un mercato estivo che non ha restituito i dividendi sperati sul rettangolo verde.
Un’eredità finanziaria tra le macerie sportive
Il bilancio che l’ex difensore lascia in dote a McCourt è un chiaroscuro che riflette la complessità della missione. Se sul piano sportivo il fallimento è manifesto — con la squadra incapace di compiere il salto di qualità definitivo nonostante investimenti onerosi — sotto il profilo economico Benatia ha operato una razionalizzazione profonda. Apprezzato dalla proprietà per aver ridotto sensibilmente il monte ingaggi e aver gestito con polso fermo le cessioni degli “esuberi” (risparmiando circa 4 milioni di euro solo nell’ultima sessione invernale), il dirigente lascia un club finanziariamente più sano ma istituzionalmente decapitato.
L’uscita di scena del “triumvirato” proietta l’Olympique Marsiglia in un’incertezza abissale. Sebbene la qualificazione alla prossima Champions League resti un obiettivo matematicamente alla portata e il cammino in Coppa di Francia veda i biancoazzurri a tre passi dal trofeo, il vuoto di potere al vertice del settore tecnico somiglia a un autoaffondamento programmato.
Longoria solo contro la tempesta
In questo scenario di rovine, Pablo Longoria resta l’unico superstite al comando, esposto in prima linea alla rabbia di una tifoseria che avverte il tradimento delle promesse estive. Il presidente spagnolo si ritrova ora nell’urgenza di ricostruire da zero l’intera area sportiva, in un momento della stagione dove ogni errore può risultare fatale. La “stagione della riconquista”, pomposamente annunciata mesi fa, si è trasformata in un incubo istituzionale che mette a nudo la fragilità di un progetto che ha confuso la passione con l’instabilità. Il Marsiglia rimane unico, come recita il saluto di Benatia, ma oggi la sua unicità risiede nella velocità con cui riesce a distruggere le proprie ambizioni.

