Il traguardo delle 400 vittorie in carriera, raggiunto grazie al sofferto 3-2 maturato allo scadere contro il Genoa, non basta a restituire il sorriso ad Antonio Conte. Nonostante un Napoli capace di reagire all’eliminazione dalla Champions League con due successi consecutivi, portandosi momentaneamente a -6 dalla vetta occupata dall’Inter, l’allenatore salentino continua a descrivere l’attuale annata come una “stagione assurda”. Tra l’ebbrezza di una rimonta di nervi a Marassi e le ombre di un’infermeria che somiglia a un bollettino di guerra, il tecnico azzurro si interroga sul futuro immediato, diviso tra ambizioni di gloria e criticità strutturali.
Luci azzurre: Hojlund trascina, lo spirito resiste
La nota più lieta del panorama partenopeo ha le sembianze di Rasmus Hojlund. L’attaccante danese, definito da Daniele De Rossi come uno dei migliori al mondo in campo aperto, ha firmato una doppietta d’autore raggiungendo quota 12 centri stagionali. Insieme a lui brilla la stella di Vergara: l’ex riserva, ormai pedina inamovibile, ha avuto il merito di procurarsi il contestatissimo rigore decisivo nel finale di Marassi, dimostrando una fame agonistica che Conte vorrebbe vedere in tutto lo spogliatoio.
Lo spirito da campioni resta il pilastro a cui aggrapparsi. Uscire indenni e vittoriosi dal “tifo da Premier League” di un Ferraris infuocato, giocando per lunghi tratti in dieci uomini, è un segnale di forza mentale non comune. Inoltre, Conte spera di integrare al meglio i volti nuovi del mercato di gennaio: i brasiliani Alisson Santos e Giovane hanno debuttato in Liguria senza incantare, ma rappresentano risorse vitali per dare respiro a una rosa che l’allenatore continua a definire troppo corta per i vertici.
Ombre all’orizzonte: difesa fragile e infermeria piena
Il rovescio della medaglia mostra però crepe preoccupanti. La difesa, un tempo fortino inespugnabile, oggi scricchiola paurosamente: la prova opaca di Buongiorno a Genova e l’espulsione di Juan Jesus sono solo gli ultimi sintomi di un reparto che ha incassato otto reti nelle ultime quattro partite ufficiali. Nemmeno il rientro di Rrahmani sembra aver restituito la necessaria solidità alla retroguardia.
Ma è l’infermeria il vero cruccio di Conte. Il tecnico deve fare i conti con sette indisponibili, a cui si aggiunge l’incognita McTominay, tormentato da un’infiammazione al gluteo. Restano poi i “gialli” legati a Frank Anguissa, ancora lontano dal rientro per problemi alla schiena, e soprattutto a Kevin De Bruyne. Il belga, operato al bicipite femorale, ha lasciato la squadra da capolista e rischia di rientrare in un contesto ormai ridimensionato dall’addio alla Champions e dal distacco dall’Inter.
Il fattore Como e un calendario in salita
Il futuro prossimo non concede tregua. Martedì il Napoli affronterà in Coppa Italia un Como che Conte definisce “riposato” (complice il rinvio della gara dei lariani contro il Milan). Quella che potrebbe essere l’ultima spiaggia per sollevare un trofeo stagionale rischia di trasformarsi in una trappola contro i ragazzi di Fabregas. A seguire, la Serie A proporrà gli scontri diretti con Roma e Atalanta: un bivio fondamentale dove il Napoli dovrà decidere se alimentare il miraggio scudetto o sprofondare definitivamente nei rimpianti di una stagione nata sotto una stella difficile.


