L’ottavo turno della Serie A 2025-2026 prevede un big match d’alta classifica: Napoli-Inter. Una sfida che potrebbe già dire molto sulla futura lotta scudetto, visto che si affrontano proprio le due squadre che nella scorsa stagione si sono contese il tricolore fino all’ultima giornata. In vista del match del Maradona – in programma sabato 25 ottobre alle ore 18:00 – analizziamo insieme principi, sistemi di gioco e numeri dei campioni d’Italia allenati da Antonio Conte e dei nerazzurri guidati da Cristian Chivu.
Come gioca il Napoli di Conte: sistema di gioco, punti di forza e criticità
Nella sua prima stagione in azzurro, Antonio Conte ha modellato il Napoli su un classico (si fa per dire) 4-3-3 con Lukaku, Politano e Kvaratskhelia – poi ceduto a gennaio al Psg – come terminali offensivi. Un sistema di gioco che ha esaltato gli esterni offensivi e difensivi, sostenuti da un centrocampo di qualità guidato da Anguissa e McTominay, capaci di generare, spesso e volentieri, situazioni di superiorità numerica. Il Napoli appariva, quindi, come una macchina quasi perfetta, pronta ad un definitivo salto di qualità anche in campo europeo.

La campagna acquisti estiva, d’altronde, aveva suscitato grandi aspettative: Beukema, Lang, De Bruyne, Gutiérrez, Marianucci, Elmas, Lucca e Milinkovic-Savic, ai quali si era aggiunto in extremis Rasmus Hojlund, in sostituzione dell’infortunato Lukaku. In molti, quindi, avrebbero scommesso su una stagione galattica da parte del Napoli. La realtà, però, oggi dice altro: perché per far coesistere in mezzo al campo Anguissa, McTominay e De Bruyne, Antonio Conte ha dovuto cambiare volto ad una formazione che aveva ben pochi difetti, passando dal già citato 4-3-3 dello scorso anno, ad un 4-1-4-1 che sta mostrando più di qualche lacuna.
Se la retroguardia è rimasta sostanzialmente la stessa con Di Lorenzo e Spinazzola a presidiare le fasce, e Buongiorno, Beukema, Juan Jesus e Rrahmani a giocarsi un posto da titolare per i ruoli centrali, il centrocampo, invece, è stato rivoluzionato con un nuovo assetto, perché Lobotka agisce come perno equilibratore davanti alla difesa, muovendosi dietro la mediana azzurra composta da De Bruyne, Anguissa, McTominay e Politano. Ed è proprio il centrocampista slovacco a dare il via alla manovra napoletana, alternandosi – ed è questo l’aspetto interessante – con De Bruyne che si stacca per andargli incontro o addirittura per prendere la sua posizione, facendo avanzare il compagno di squadra.

Nella fase iniziale della costruzione, gli esterni di difesa salgono per spostare più in alto il baricentro della squadra, spingendo così gli esterni di centrocampo a ridosso della punta centrale. Tuttavia, la nuova strategia – studiata per esaltare la qualità del centrocampo partenopeo – ha portato un nuovo e inaspettato elemento di criticità nella squadra di Conte: la mancanza di equilibrio. Perché in fase di possesso, Lobotka e De Bruyne, per velocizzare il gioco e servire i propri compagni in profondità, tendono a verticalizzare repentinamente, alzando così la percentuale di rischio e di errori. Errori che, inevitabilmente, espongono i ragazzi di Conte alle ripartenze improvvise degli avversari, che, mai come quest’anno, riescono ad infilare la difesa azzurra. Un problema emerso in modo evidente nella disastrosa trasferta di Champions contro il Psv, chiusa con un pesante 6-2.

I numeri del Napoli: dominio nel possesso, fragilità difensiva
C’è un dato che, molto probabilmente, non fa dormire sereno Antonio Conte: ed è quello dei gol subiti. Da inizio stagione, infatti, gli azzurri ne hanno incassati ben 16 tra campionato e coppe. Se consideriamo che lo scorso anno, in 41 partite totali tra Serie A e Coppa Italia, la squadra di Conte ne aveva presi soltanto 30 (e segnati in totale 65), capiamo bene che la differenza con l’attuale stagione è davvero incredibile.
I numeri del Napoli
| Casa | Fuori casa | Tutto | ||||
| Giocate | 11 | 13 | 24 | |||
| Vinte | 8 | 7 | 15 | |||
| Pareggi | 3 | 1 | 4 | |||
| Sconfitte | 0 | 5 | 5 | |||
| Casa | Fuori casa | Tutto | ||||
| Per Match | Total | Per Match | Total | Per Match | Total | |
| Goal | 1.7 | 19 | 1.3 | 17 | 1.5 | 36 |
| Goal concessi | 0.8 | 9 | 1.1 | 14 | 1 | 23 |
| Cartellini gialli | 1.3 | 14 | 1.5 | 19 | 1.4 | 33 |
| Cartellini rossi | 0 | 0.2 | 2 | 0.1 | 2 | |
| Reti inviolate | 0.4 | 4 | 0.4 | 5 | 0.4 | 9 |
| Calci d'angolo | 6 | 66 | 4.7 | 61 | 5.3 | 127 |
| Falli | 12.5 | 138 | 11.8 | 153 | 12.1 | 291 |
| Fuori gioco | 1.3 | 14 | 0.9 | 12 | 1.1 | 26 |
| Tiri | 13.8 | 152 | 12.8 | 166 | 13.3 | 318 |
| Tiri in porta | 5.1 | 56 | 4.2 | 54 | 4.6 | 110 |
Di contro, però, i dati offensivi restano di primissimo livello, perché ad oggi il Napoli è secondo – proprio dietro all’Inter – in campionato per gol fatti (12), primo per possesso medio (63%) – a testimonianza degli ottimi palleggiatori di cui parlavamo poco fa – primo per Expected Goals, primo per la media di tiri in porta durante un match (7), per passaggi riusciti (505,1) e per rigori ottenuti (2). Numeri che descrivono una squadra votata all’attacco e capace di far male agli avversari. Se Conte riuscirà anche a registrare al meglio gli equilibri tattici, vedere il Napoli sarà un divertimento e un piacere anche nell’annata 25/26.
Come gioca l’Inter di Chivu: sistema di gioco, principi e pressing come arma tattica
Dopo l’addio di Simone Inzaghi e la pesante eredità lasciata dal tecnico di Piacenza, per Cristian Chivu non è stato facile avventurarsi in questa nuova esperienza e prendere in mano una rosa di calciatori quasi perfetta, protagonista – oltretutto – di due finali di Champions League in tre anni. Ancora non sappiamo se Chivu riuscirà a replicare quanto di buono fatto da Inzaghi o se, addirittura, sarà in grado di portare l’Inter ad un livello superiore. Una cosa, però, è certa. Il tecnico rumeno ha scelto di dare continuità al lavoro del suo predecessore, riproponendo lo stesso sistema di gioco: il 3-5-2.

Le vere novità introdotte da Chivu riguardano soprattutto difesa e centrocampo. La retroguardia nerazzurra, infatti, composta prevalentemente da Bastoni, De Vrij e Akanji, gioca molto più avanti rispetto al passato, quasi a ridosso dei centrocampisti. Infatti Bastoni e Akanji (alle volte alternato con Bisseck) hanno compiti decisamente offensivi, grazie ai quali si ritrovano spesso e volentieri a costruire l’azione sulla linea mediana e a verticalizzare velocemente, proprio come chiede il loro tecnico. Tra i due, sembra essere il difensore svizzero, ex Manchester City, a trovarsi perfettamente a suo agio in questo nuovo ruolo ibrido, forte dell’esperienza maturata sotto la guida di Pep Guardiola.
A centrocampo, il fulcro è ancora una volta Nicolò Barella, affiancato dai fedelissimi Hakan Calhanoglu e Henrikh Mkhitaryan, e dal sostengo sulle fasce di Dimarco e Dumfries, alternati, per questioni di turnover, a Carlos Augusto e Luis Enrique. Anche in questo settore – nevralgico per qualsiasi squadra – l’aspetto che salta subito all’occhio è quello di un’intensa aggressività dei nerazzurri. Il pressing alto è infatti una delle armi principali della nuova Inter: quando gli avversari iniziano a costruire la propria manovra, Barella rimane nella sua posizione come perno equilibratore del centrocampo, mentre le mezze ali che gli sono accanto salgono per accompagnare la pressione dei due attaccanti (Lautaro e Thuram il più delle volte), abilmente sostenuti dai laterali di centrocampo che si alzano fino a ridosso dell’area di rigore avversaria.

In fase di possesso palla, invece, le parole d’ordine impartite da Chivu ai propri ragazzi sono due: verticalità e profondità. Scelte, queste, che si sono rivelate vincenti anche nell’ultima uscita in campionato all’Olimpico contro la Roma. Appena recuperato il pallone, infatti, i nerazzurri verticalizzano immediatamente (grazie anche all’eccelsa qualità del centrocampo) per rifornire gli esterni che si gettano in profondità come due attaccanti aggiunti. Infine, per quanto riguarda il reparto offensivo, il lavoro richiesto ai centravanti da parte di Chivu, non è solo quello di fare gol, ma anche di liberarsi a turno dalla marcatura e uscire appena fuori dall’area per attirare a sé la difesa avversaria. Schemi di gioco efficaci, testimoniati anche dai numeri di questa nuova Inter.
I numeri dell’Inter: aggressività e solidità da primato
Dopo due dolorose sconfitte consecutive rimediate contro Udinese e Juventus, i nerazzurri hanno ritrovato slancio con 7 successi di fila tra campionato e Champions League. Ad oggi, l’Inter è prima in Serie A per gol totali (18), per gol di testa (5) e per reti all’interno dell’area di rigore (15). Numeri che confermano un nuovo modo di intendere il calcio, sicuramente più offensivo e aggressivo rispetto alla precedente gestione Inzaghi.
Dati eccelsi anche per quanto riguarda i cross effettuati in area di rigore avversaria (169), i passaggi all’interno della stessa (92) e duelli aerei vinti (quasi il 59%), a testimonianza di un pressing costante, ma soprattutto efficace.
I numeri dell’Inter
| Casa | Fuori casa | Tutto | ||||
| Giocate | 12 | 12 | 24 | |||
| Vinte | 9 | 10 | 19 | |||
| Pareggi | 1 | 0 | 1 | |||
| Sconfitte | 2 | 2 | 4 | |||
| Casa | Fuori casa | Tutto | ||||
| Per Match | Total | Per Match | Total | Per Match | Total | |
| Goal | 2.8 | 33 | 2 | 24 | 2.4 | 57 |
| Goal concessi | 0.8 | 10 | 0.8 | 9 | 0.8 | 19 |
| Cartellini gialli | 1.4 | 17 | 1.6 | 19 | 1.5 | 36 |
| Cartellini rossi | 0 | 0 | 0 | |||
| Reti inviolate | 0.4 | 5 | 0.7 | 8 | 0.5 | 13 |
| Calci d'angolo | 7.9 | 95 | 5.7 | 68 | 6.8 | 163 |
| Falli | 13.8 | 166 | 14.1 | 169 | 14 | 335 |
| Fuori gioco | 2.3 | 27 | 1.3 | 15 | 1.8 | 42 |
| Tiri | 19.3 | 231 | 17.4 | 209 | 18.3 | 440 |
| Tiri in porta | 7.3 | 87 | 5.3 | 63 | 6.3 | 150 |
Il Napoli di Antonio Conte, reduce dallo scivolone europeo in Olanda, dovrà farsi trovare pronto per questo grande appuntamento contro i nerazzurri, perché i numeri e il campo parlano chiaro: ancora una volta è l’Inter il vero avversario da battere nel campionato italiano.


