Il Maradona si spegne lentamente, senza fischi assordanti ma con una sensazione più pesante: quella di un’occasione scivolata via. Il Napoli non va oltre lo 0-0 contro il Parma e interrompe sul nascere la scia emotiva costruita a San Siro. Una serata che doveva rilanciare ambizioni e classifica si trasforma in un esercizio sterile contro un avversario ordinato, compatto, capace di difendere con disciplina e di uscire dal campo con un punto che vale molto più di quanto dica il tabellino.
Napoli senza scosse, Parma solido e lucido
Il dato finale è impietoso nella sua semplicità: zero gol, poche vere crepe nel muro emiliano, tanta fatica nel trovare ritmo e soluzioni. Il Napoli tiene il pallone, lo gestisce a lungo, ma lo fa con una circolazione lenta, prevedibile, che finisce per favorire la scelta difensiva del Parma.
L’assenza di Antonio Conte in panchina si avverte nella gestione emotiva più che in quella tattica. La squadra sembra partire con il freno a mano tirato, come se le energie spese nei big match recenti avessero lasciato un conto aperto. Il gol annullato a Scott McTominay nel primo tempo, cancellato per una posizione irregolare millimetrica di Pasquale Mazzocchi, è l’unico vero sussulto iniziale.
Rinaldi e il muro gialloblù
Col passare dei minuti emerge una figura inattesa: Rinaldi, terzo portiere del Parma, chiamato in causa e pronto a rispondere presente. I suoi interventi, prima su Buongiorno e poi sulla conclusione ravvicinata di Rasmus Højlund, tengono in piedi una partita che il Parma interpreta con grande lucidità.
La squadra di Cuesta non rinuncia del tutto a giocare. Quando può, alza la testa, prova a respirare, senza però perdere mai l’ordine. È un calcio umile, essenziale, ma tremendamente efficace contro un Napoli che fatica a trovare accelerazioni interne e profondità.
La ripresa e i cambi: più energia, stessa sostanza
Nel secondo tempo qualcosa cambia nell’atteggiamento, non nel risultato. Il Napoli appare più vivo, prova ad alzare il ritmo, ma continua a sbattere contro una linea difensiva sempre ben posizionata. I cambi massicci servono a rimescolare le carte e ad accendere il pubblico, non a scardinare davvero la partita.
L’ingresso di David Neres porta fantasia, qualche giocata estemporanea, persino un tunnel che strappa applausi. Ma è un fuoco breve. Il Parma accetta di difendersi basso, compatta le linee e non va mai realmente in affanno, se non su un’iniziativa di Leonardo Spinazzola nel finale e su un tiro dalla distanza di Lobotka.
Un pareggio che pesa
Nel forcing conclusivo il Napoli prova anche la carta disperata, ma senza convinzione né lucidità. Il pareggio arriva come una constatazione più che come una beffa. Questo 0-0 non assomiglia per nulla a quello di San Siro: non dà slancio, non costruisce fiducia, non accende prospettive.
Il Parma torna a casa soddisfatto, con un punto che fa classifica e rafforza la corsa salvezza. Il Napoli, invece, resta sospeso in una strana terra di mezzo, dove le prestazioni non sempre si traducono in risultati e dove la continuità resta il vero nodo irrisolto della stagione.



