L’atmosfera del Maradona, prossima al sold out, non basta a diradare le nubi che si addensano sopra il quartier generale di Antonio Conte. Il Napoli si presenta al bivio stagionale contro la Roma ferito nell’orgoglio e decimato negli effettivi: la recente, dolorosa eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Como ha lasciato scorie profonde, aggravate da un’infermeria che continua a reclamare i pezzi pregiati della rosa. Se lo scudetto resta un miraggio all’orizzonte, la realtà odierna impone una navigazione a vista per blindare il piazzamento Champions, difendendo un vantaggio che la truppa di Gasperini mira a polverizzare nello scontro diretto.
L’emergenza totale e il puzzle di Conte
Il forfait dell’ultima ora di Scott McTominay rappresenta l’ennesima tegola su un centrocampo già ridotto ai minimi termini. La tendinopatia al gluteo ha costretto lo scozzese alla resa, obbligando Conte a ridisegnare un undici che definire “obbligato” appare quasi un eufemismo. Senza le geometrie di De Bruyne e il dinamismo di Anguissa — un binomio che ha tristemente collezionato 46 assenze stagionali — le chiavi della mediana restano nelle mani di Lobotka, affiancato per necessità da un Elmas abbassato nel raggio d’azione.
La metamorfosi tattica coinvolge anche la linea difensiva, dove Milinkovic-Savic si troverà protetto da una retroguardia chiamata al riscatto. Accanto all’inamovibile Rrahmani, riecco Beukema, mentre a Buongiorno spetta il compito più arduo: cancellare le amnesie palesate al Ferraris per arginare l’esuberanza di Malen. Sugli esterni, la spinta sarà affidata a Gutierrez e al grande ex Spinazzola, mentre sulla trequarti torna dal primo minuto Matteo Politano, reduce dai buoni segnali in coppa, al fianco del giovane Vergara, ormai stabilmente nei radar della Nazionale di Gattuso.
Il tabù Hojlund e l’ombra di Gasperini
In un panorama di incertezze, l’unica colonna d’ebano a cui si aggrappa il Napoli è Rasmus Hojlund. Il danese, autore di dodici centri stagionali tra le varie competizioni, incarna la speranza di un intero popolo, ma deve affrontare un paradosso statistico che ne tormenta la crescita: non ha mai segnato alla Roma in carriera. Sebbene il centravanti vanti tre successi su tre contro i giallorossi, il digiuno personale contro la squadra del suo mentore Gian Piero Gasperini grida vendetta.
Il confronto in panchina sorride storicamente a Conte, capace di imporsi sul collega in sette occasioni contro due, ma i precedenti contano poco di fronte a una Roma che, come sottolineato da Mimmo Ferretti nel suo ultimo editoriale, ha trovato nel “Fattore DM” una nuova identità. «Sarebbe delittuoso non tener conto dell’impatto di Malen», scrive Ferretti, evidenziando come la sfida odierna sia una “prova del nove” per entrambi i centravanti. Per il Napoli, resistere all’assalto significa mantenere la rotta verso l’Europa d’élite; capitolare significherebbe farsi risucchiare nel “mucchio selvaggio” di una classifica che non concede sconti ai convalescenti.



