Il mercato di gennaio non vive solo di colpi immediati. A volte, le mosse che contano davvero si leggono in prospettiva, nei dettagli di operazioni silenziose che raccontano una strategia. È in questa cornice che prende forma il lavoro del Parma, sempre più orientato a costruire valore prima ancora che risultati.
La dirigenza gialloblù è infatti a un passo dal chiudere un’operazione che guarda lontano, pescando direttamente dal calcio sudamericano: un profilo giovanissimo, già attenzionato per qualità tecniche e margini di crescita, pronto a sbarcare in Italia dopo l’addio a uno dei vivai più prestigiosi al mondo.
Un investimento che parla al futuro
Il nome sul tavolo è quello di Luca Scarlato, talento classe 2009 che ha recentemente concluso il suo percorso con il River Plate. Un passaggio tutt’altro che casuale: il Parma ha seguito il giocatore con attenzione, muovendosi con anticipo per assicurarsi un profilo libero e altamente formativo.
L’operazione, ormai in dirittura d’arrivo, rientra in una linea chiara: intercettare talento prima che diventi irraggiungibile, inserirlo in un contesto europeo strutturato e accompagnarne lo sviluppo senza forzature.
Identikit tecnico di un fantasista puro
Scarlato nasce calcisticamente come trequartista classico, il numero dieci che vive tra le linee e costruisce gioco con sensibilità. Cresciuto a Buenos Aires, ha respirato fin da giovanissimo una cultura tecnica che privilegia controllo, visione e creatività. Un profilo leggero nel fisico, ma pesante nel talento.
Alto 169 centimetri, baricentro basso, tocco educato e capacità di muoversi negli spazi stretti: sono queste le caratteristiche che ne hanno fatto uno dei prospetti più interessanti della sua annata nel vivaio del River. Non un incursore, ma un regista offensivo capace di dare ritmo e qualità alla manovra.
La filosofia Parma: crescere prima di vincere
L’eventuale arrivo di Scarlato non è un’operazione isolata, ma l’ennesima tessera di un mosaico preciso. Il Parma continua a investire sulla filiera del settore giovanile come asset strategico, scegliendo la pazienza come metodo e la formazione come obiettivo primario.
Non c’è fretta di bruciare tappe. L’idea è quella di inserire il ragazzo in un percorso graduale, permettendogli di adattarsi al calcio italiano, di crescere sotto il profilo tattico e mentale, e solo in seguito di ambire al salto tra i professionisti. Una scommessa che non cerca titoli domani, ma solidità dopodomani.

