Non è ancora un verdetto, ma la trasferta di domenica a Cagliari ha già il peso specifico di un dentro o fuori per il Pisa. I nerazzurri arrivano all’appuntamento in piena crisi, reduci da tre sconfitte consecutive che hanno spazzato via l’entusiasmo e le certezze costruite a inizio stagione. La classifica non è ancora una sentenza, ma quei quattro punti di distanza dalla zona salvezza raccontano solo una parte del problema. Perché il vero allarme, oggi, non è soltanto numerico.
Dall’illusione all’involuzione
Il ko contro l’Inter era stato letto come una sconfitta “onorevole”, quasi fisiologica. Le cadute successive, però, contro Parma e soprattutto Lecce, hanno cambiato radicalmente il quadro. Al Via del Mare, il Pisa è apparso fragile, inconsistente, lontano parente della squadra brillante vista nei primi mesi. Un’involuzione evidente, che Alberto Gilardino non ha nascosto. Anzi, l’ha messa al centro dell’analisi. La squadra, secondo il tecnico, è apparsa “irriconoscibile”, soprattutto sul piano mentale. Un giudizio duro, ma necessario.
La paura che blocca le gambe
Il dato più preoccupante riguarda proprio gli scontri diretti, quelli che decidono le stagioni. Lì il Pisa si sta sciogliendo, come se la paura di perdere avesse preso il sopravvento sulla voglia di vincere. Una sensazione già vissuta nel pareggio opaco di Verona a ottobre, oggi tornata con maggiore intensità. Gilardino si è assunto le responsabilità del momento, riconoscendo che la squadra ha overperformato nella prima parte del campionato e ora sta pagando il conto. Ma la caduta è stata troppo brusca per essere liquidata come un semplice riequilibrio.
Senza leader e senza gol
A rendere il quadro ancora più complicato sono le assenze. La mancanza di personalità è amplificata dall’indisponibilità di elementi esperti come Cuadrado, forse recuperabile per Cagliari, e soprattutto Nzola, impegnato in Coppa d’Africa, così come Akinsanmiro. Senza il suo riferimento offensivo principale, il Pisa ha smarrito completamente la via del gol. I numeri sono impietosi: 10 reti in 15 partite, con l’ultimo gol segnato addirittura il 7 novembre. Un attacco sterile, incapace di incidere anche quando le occasioni si presentano.
Due partite che valgono una stagione
Il calendario non concede tregua. Cagliari e Genoa, con la Juventus incastrata nel mezzo, rappresentano uno snodo pesantissimo nella corsa salvezza. In queste gare si deciderà una fetta enorme del futuro nerazzurro. Gilardino è chiamato ora a scelte forti, forse impopolari, per ritrovare quello spirito di sacrificio che aveva reso il Pisa competitivo e difficile da affrontare. In attesa che il mercato di gennaio porti rinforzi indispensabili, la squadra deve ritrovare identità e coraggio. Perché a Cagliari non sarà ancora l’ultima spiaggia. Ma somiglierà terribilmente alla prima vera resa dei conti.


