La Roma lo ha accolto come un’opportunità tecnica da valorizzare, ma il campo finora ha raccontato un’altra storia. L’avventura giallorossa di Bailey è diventata rapidamente una corsa contro il tempo, più che una progressione calcistica. Non per mancanza di fiducia, ma per un fisico che continua a presentare il conto nei momenti peggiori.
Un inizio mai davvero iniziato
L’arrivo in estate alla Roma, in prestito con diritto di riscatto, avrebbe dovuto rappresentare un nuovo capitolo. Invece, prima ancora che la stagione entrasse nel vivo, è arrivato il primo stop: una lesione miotendinea al retto femorale destro che lo ha messo fuori causa già ad agosto. Da lì, la rincorsa non si è mai trasformata in normalità. Il dato è crudo e non lascia spazio a interpretazioni: oltre tre mesi di stop complessivi e quindici partite saltate in appena metà stagione. Un bilancio che pesa come un macigno su qualsiasi valutazione tecnica.
Numeri che raccontano una fragilità strutturale
Per Leon Bailey, i problemi fisici non sono una novità. La sua carriera è costellata di interruzioni, con una stagione – la 2021/22 – che resta il punto più basso sotto questo profilo: 153 giorni fermo e 31 gare mancate. Oggi, con la Roma, il rischio è concreto: questa annata potrebbe addirittura avvicinarsi, se non superare, quel record negativo. Nemmeno i numeri sul campo aiutano a invertire la percezione. Nessun gol, un solo assist e una condizione mai realmente stabile. Ogni rientro è stato più un tentativo che una ripartenza.
Continuità mancata, gerarchie mai scalate
Il problema non è solo l’assenza, ma ciò che l’assenza produce. Ogni infortunio ha inciso sul minutaggio, sul ritmo, sulla fiducia e, inevitabilmente, sul rapporto con l’allenatore. Inserirsi nelle gerarchie di Gian Piero Gasperini richiede affidabilità quotidiana, non solo lampi. Bailey, invece, è rimasto ai margini più per necessità che per scelta. Senza continuità fisica, diventa impossibile costruire quella sequenza di prestazioni che giustifica un investimento futuro.
Il diritto di riscatto e un futuro in bilico
La Roma spera che l’ultimo stop sia davvero l’ultimo. Che il talento giamaicano possa finalmente tornare a disposizione con regolarità e dimostrare di poter reggere i carichi del calcio italiano. Ma il tempo non è un alleato infinito.
Se la seconda parte di stagione non segnerà una svolta netta, l’ipotesi di esercitare il diritto di riscatto diventa sempre più fragile. Non per mancanza di qualità, ma per una realtà che il campo ha già raccontato con insistenza: senza continuità fisica, il progetto non può reggere. E così, a soli sei mesi dall’arrivo, Bailey si trova già davanti a un bivio. Ritrovare il corpo, prima ancora del calcio, oppure vedere questa stagione entrare tra le più complicate della sua carriera.



