Il debutto di Daniele Rugani con la maglia della Fiorentina si trasforma in un tracollo tecnico che scuote le fondamenta tattiche di Paolo Vanoli. Nonostante il passaggio mirato alla difesa a 3, varato dal tecnico per schermare l’ex centrale della Juventus, l’impatto con l’Udinese è stato catastrofico: tre errori individuali hanno spalancato la strada ad altrettante reti friulane. Kabasele ha eluso la marcatura sul vantaggio, Davis ha provocato il fallo da rigore del raddoppio e Buksa ha letteralmente seminato il difensore nell’azione del definitivo tris bianconero, certificando una condizione atletica ancora lontana dagli standard della Serie A.
Il paradosso del trasferimento di Rugani emerge con forza dai dati della sua ultima parentesi a Torino: dopo aver firmato un rinnovo fino al 2028 su esplicita richiesta di Igor Tudor, l’avvento di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus ne ha decretato l’emarginazione. Il passaggio al sistema a quattro difensori e una serie di infortuni muscolari hanno ridotto il classe 1994 a un ruolo di comparsa, con appena 8 presenze stagionali (di cui solo 3 da titolare). La cessione alla Fiorentina in questa finestra di mercato doveva rappresentare il rilancio, ma la ruggine agonistica ha presentato un conto salatissimo al Franchi.
Nel post-partita, Paolo Vanoli ha assunto pubblicamente le colpe della gestione del calciatore, evidenziando una condizione fisica precaria: «Ero consapevole che non avesse i 90 minuti nelle gambe, mi rammarica non aver potuto procedere con la sostituzione a causa dell’andamento del match», ha dichiarato l’allenatore viola nel tentativo di proteggere l’investimento del club. Per la Fiorentina, che ha scommesso sull’esperienza di Rugani per stabilizzare il reparto, il recupero psicofisico del centrale diventa ora la priorità assoluta per evitare che l’operazione si trasformi in una pesante minusvalenza tecnica.




