Ambizioni alte, zero timidezza. Santiago Castro, arrivato da pochi giorni alla Roma, non usa mezze misure quando gli si chiede se il gruppo giallorosso possa competere per lo scudetto. Certo, risponde senza esitazione, ho visto il valore di questo gruppo e possiamo giocarcela con tutti. Parole pesanti per chi è sceso dal treno da meno di due settimane, raccolte da Jacopo Aliprandi per il Corriere dello Sport nella sala stampa allestita dalla Roma al Vale Resort, con la squadra ancora in ritiro. "Possiamo competere per tutto" Il ragionamento dell'attaccante argentino si allarga presto oltre il campionato. Abbiamo giocatori forti in tutti i reparti e Gasperini è uno dei migliori allenatori d'Italia, spiega Castro, che poi alza ulteriormente l'asticella: Siamo al livello per competere per lo scudetto e per la Coppa Italia. E vogliamo fare bene in Champions. Se sei alla Roma devi ambire a vincere tutto. Non solo dichiarazioni. Quello spirito, racconta lui stesso, si è visto anche nell'ultima amichevole, quando dopo un fallo su Dybala è volato faccia a faccia con un avversario. La rissa ci sta, quando toccano il migliore bisogna subito andare a difenderlo, dice. Ma non ci sono andato solo io, ci siamo andati tutti. Questo spogliatoio è unito in maniera incredibile, come una famiglia. Il treno, la moglie e i tifosi a mezzanotte C'è poi la storia, quasi cinematografica, di come Castro sia arrivato fisicamente a Roma. Saputo dell'interessamento del club, l'attaccante ammette di essersi trattenuto per non perdere la concentrazione sul finale di stagione con il Bologna: Ero tanto emozionato, ma al tempo stesso non volevo perdere la concentrazione e il focus sul Bologna. Poi, chiusa la trattativa, la fretta ha preso il sopravvento. A comprare i biglietti, in realtà, è stata la moglie Augustina: Non volevamo perdere tempo e, quando ci hanno dato il via libera per partire, invece di aspettare la Roma abbiamo deciso di fare tutto noi. Il viaggio, però, si è trasformato in un'odissea da oltre cinque ore per lavori sulla tratta. Ne è valsa la pena: ad attenderli, a mezzanotte, c'era una folla di tifosi che Castro non si aspettava. È bellissimo sentire quanto ti vogliono, adesso voglio restituire tutto l'affetto con i gol, racconta. Della moglie parla con affetto profondo: Lei è il mio pilastro, il mio faro, dice, aggiungendo che presto un figlio è nei piani della coppia. Gli argentini nello spogliatoio, occhio a Molina Trigoria, per Castro, ha già il sapore di casa anche grazie ai connazionali. Con Matías Soulé il legame risale a undici anni fa, quando entrambi giocavano nel Velez: È incredibile ritrovarci qui insieme, da uomini e non più da bambini che rincorrevano un pallone sognando l'Europa. Con lui e Dybala forma quello che definisce un bel gruppo, a cui aggiunge Hermoso, descritto scherzosamente come uno che ha la grinta di un colombiano, non di uno spagnolo. E poi c'è il capitolo aperto su Molina: compagno in nazionale, seguito da vicino nelle sue stagioni tra Atletico Madrid e Udinese. Spero possa arrivare, sarebbe bello avere un altro argentino in gruppo. Ma soprattutto è davvero forte, è un giocatore che sulla fascia farà la differenza nella doppia fase, dice Castro, lasciando intendere quanto la pista sia seguita anche dall'interno dello spogliatoio. Malen non è un rivale da temere Sui 35 milioni investiti dalla Roma per portarlo a Trigoria, in un reparto già presidiato da un protagonista della scorsa stagione come Donyell Malen, Castro non fa drammi. Assolutamente no, risponde a chi gli chiede se si senta una riserva. Io e Donny saremo in competizione per giocare tanto, ma soprattutto per il bene della squadra. Questa sana rivalità mi farà crescere tanto. E aggiunge che i due potranno anche giocare insieme, all'occorrenza. Prima di scegliere la Roma, rivela, altri due club italiani lo avevano contattato: Ma io ho voluto solo la Roma. L'addio a Bologna e il consiglio di De Silvestri Il capitolo Bologna resta comunque aperto, e pesante. È una seconda casa, dice Castro, ripercorrendo Champions League, Coppa Italia vinta ed Europa League vissute in rossoblù. È stato pesante lasciare il Bologna, salutare la città e i compagni. Un pensiero, in particolare, va a De Silvestri, che gli aveva suggerito di rivolgersi a uno psicologo: Non solo per giocare meglio, ma proprio per stare bene nella vita, con mia moglie, nella mia casa. Perché io non sono un giocatore, io sono una persona prima di tutto. Da qui un vero e proprio appello ai più giovani: Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Uno psicologo ti apre la mente, aiuta a capirti, aiuta a stare meglio con se stessi e con gli altri. Tatuaggi, Calafiori e il sogno Mondiale Sulla pelle, Castro porta pezzi della propria storia: sulla gamba la Torre di Maratona del Dall'Ara, sul braccio un lupo fatto a diciotto anni, un segno del destino, racconta, di cui ha parlato anche con Calafiori. I due, ex compagni al Bologna, si sono sentiti dopo il trasferimento del difensore alla Roma. Riccardo è molto legato a questo club, spiega Castro, ricordando le chiacchierate sul derby fatte insieme anche a Svilar. Chiude pensando al futuro più lontano, quello con la maglia dell'Argentina: ancora deluso per la finale mondiale persa contro la Selección, vissuta in ritiro col Bologna insieme a Bernardeschi, unici tifosi albicelesti in un gruppo a maggioranza spagnola. Tra quattro anni spero di giocarla io la finale del Mondiale, dopo aver vinto tutto con la Roma.

Castro: "La Roma può vincere lo scudetto, e il biglietto per arrivare qui l'ho comprato io"
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