Il riverbero delle polemiche nate a San Siro travalica i confini della cronaca sportiva per approdare in un territorio d’analisi socio-politica ben più cupo e istituzionale. A ventiquattr’ore dal fischio finale di un derby d’Italia segnato da sviste arbitrali macroscopiche, la voce di Roberto Saviano si leva per squarciare il velo di prudenza che solitamente avvolge le dinamiche del potere calcistico nazionale. Lo scrittore, attraverso una dura requisitoria affidata ai propri canali social, ha lanciato accuse pesantissime nei confronti di Giuseppe Marotta, parlando apertamente di un «campionato falsato» e di un problema strutturale che minerebbe alle fondamenta la credibilità del titolo tricolore.
L’atto d’accusa: l’ombra di Marotta sul sistema
Per l’autore di Gomorra, la figura del presidente dell’Inter non è soltanto quella di un dirigente di successo, ma rappresenterebbe il perno di un sistema che genera una percezione di alterazione dei risultati. «Finché quest’uomo avrà un ruolo nel calcio italiano, tutti avranno la sensazione che i campionati siano falsati», scrive Saviano, accompagnando le parole con l’immagine dell’attuale numero uno nerazzurro. Una tesi estrema che non concede spazio alle sfumature: secondo lo scrittore, la vittoria finale dell’Inter, qualora dovesse concretizzarsi, sarebbe priva di valore morale e sportivo, poiché figlia di un contesto inquinato da dinamiche opache.
Il sodalizio tra il potere sportivo e la gestione dei club è, agli occhi di Saviano, l’origine di un’impasse negoziale con la verità. Anche lo sfogo di Giorgio Chiellini nel post-partita viene reinterpretato sotto questa lente: la rabbia del dirigente juventino sarebbe quella di chi «sa bene come funzionano le cose con Marotta», una sorta di consapevolezza interna a un sistema dove le condizioni di normalità sembrerebbero essere diventate l’eccezione piuttosto che la regola.
Oltre il campo: l’inchiesta ultras e la sudditanza istituzionale
Il ragionamento di Saviano non si limita agli episodi da moviola, ma affonda le radici nelle pieghe delle inchieste giudiziarie che hanno recentemente scosso il mondo del tifo organizzato milanese. Il riferimento è alla presunta «situazione di sudditanza» della società nei confronti della Curva Nord, infiltrata da esponenti della criminalità organizzata. Quando un provvedimento giudiziario sancisce tali dinamiche, sostiene lo scrittore, il tema smette di appartenere alle discussioni da bar per diventare una questione istituzionale e strutturale.
La critica si sposta poi sulla reazione del calcio italiano, accusato di una «prudenza selettiva» che tenderebbe a proteggere il sistema stesso prima ancora della trasparenza. In questo scenario, gli atleti e i tifosi diventano le prime vittime di un ingranaggio che privilegia i silenzi e le versioni ufficiali rispetto alla realtà dei fatti. Le parole di Saviano aprono una ferita profonda nel dibattito sulla governance dello sport nazionale, suggerendo che l’ombra di un sistema poco limpido accompagnerà inevitabilmente ogni trionfo, finché non si affronteranno radicalmente le criticità evidenziate dalle inchieste.


