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Serie A a 18 squadre: ecco quali sono i club a favore

Serie A a 18 squadre: Beppe Marotta e i grandi club spingono per il taglio di classifica, ma il "no" di Aurelio De Laurentiis blocca tutto

Benedetta Cirri
3 Min Read

Giovanni Malagò è il principale candidato indicato per ricoprire il ruolo di presidente della FIGC. È sempre stata una figura di rilevante importanza per il nostro calcio italiano, proprio per questo non è pensabile che con lui alla guida dell’Italia non ci possa essere una “scossa” definitiva. 18 squadre su 20 si sono schierate a favore del suo arrivo. Nel caso in cui la sua nomina diventasse definitiva, Malagò dovrebbe trovare la giusta chiave per mediare tra chi sogna un campionato d’elite a 18 squadre e chi invece teme che un aumento delle retrocessioni possa condannare la provincia a un declassamento economico senza ritorno.

La spinta delle Big: perchè Marotta e i grandi club hanno fretta

Inter, Juventus, Milan e Roma hanno un obiettivo chiaro: giocare meno per giocare meglio. Beppe Marotta non ha esitato a mostrare la sua visione, per il presidente dell’inter la riduzione del campionato da 20 a 18 squadre sarebbe una mossa fondamentale sopratutto per il benessere dei calciatori che, visto il calendario più leggero, potrebbero puntare a dare il massimo in ogni competizione. L’obiettivo è allinearsi alle grandi realtà europee, come la Bundesliga tedesca o la Ligue 1 francese, che hanno già adottato il passaggio a 18 squadre proprio per garantire ritmi più sostenibili e una maggiore brillantezza nelle coppe internazionali. Meno partite poco allenanti, più scontri diretti e un livello tecnico medio che tornerebbe finalmente ad alzarsi, rendendo il prodotto Serie A più vendibile anche all’estero.

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Il fronte del no: De Laurentiis e Lolito contro la riforma

Dall’altra parte però resta il timore delle medie e piccole realtà, rappresentate dal “no” politico di Aurelio De Laurentiis e Claudio Lolito. La preoccupazione è che il passaggio a 18 squadre si traduca in un sacrificio unilaterale. Per sfoltire la classifica in tempi brevi, il sistema dovrebbe prevedere un aumento delle retrocessioni, condannando più club al salto nel buio della Serie B. Questo scendario condurrebbe le piccole realtà a un declassamento e a una perdita di milioni di euro, con il rischio di un ridimensionamento totale. Per De Laurentiis, la riforma non può essere pensata solo per agevolare chi gioca nelle coppe.

La gestione Malagò: serve una riforma strutturale

La “scossa” di cui ha bisogno l’Italia non può limitarsi a un taglio numerico, ma deve passare per una distribuzione delle risorse più equa, che non porti a premiare solo le grandi realtà. Solo garantendo una maggiore stabilità finanziaria a tutta la piramide del calcio, Malagò potrà convincere i piccoli club che una Serie A più snella possa essere un bene collettivo e non solo un favore all’elitè. Il 22 giugno si avvicina e il calcio italiano si aspetta un cambiamento che possa finalmente migliorare le qualità del nostro campionato.

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