Il dossier Pietralata non si ferma: la Roma blinda il progetto del nuovo stadio e risponde con estrema fermezza alle indiscrezioni sulla potenziale contaminazione ambientale. Nonostante i carotaggi effettuati dai tecnici del club abbiano evidenziato il superamento dei limiti di legge per alcuni metalli inquinanti, la posizione ufficiale della società giallorossa è una dichiarazione di guerra burocratica: il problema è considerato tecnicamente risolvibile e non comporterà alcuna frenata nell'iter realizzativo. Il club, che ha già avviato una ricostruzione storica del sito, attribuisce la presenza di sostanze tossiche a precedenti attività abusive nell'area, declassando l'allarme di ARPA Lazio a semplice "passaggio procedurale" da gestire con protocolli di bonifica ordinari. La strategia della famiglia Friedkin punta a isolare l'imprevisto ambientale dal cronoprogramma generale, ribadendo che la Variante Urbanistica e l'apertura dei cantieri restano gli obiettivi primari entro il 2026. La sostanza, filtrata dagli ambienti vicini alla dirigenza, è che la bonifica dei suoli inquinati da Arsenico e Idrocarburi rientra nel piano dei costi già preventivato per la messa in sicurezza dell'intero quadrante. La Roma intende dimostrare al Comune la totale fattibilità dell'opera, trasformando quello che appare come un ostacolo insormontabile in una mera operazione di riqualificazione di un'area storicamente degradata da sversamenti illeciti.

Stadio Roma, Pietralata non si ferma: il club sfida il caso inquinamento
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