La domenica di Serie A propone uno snodo tutt’altro che banale per il cammino di Torino e Roma. Alle 18:00, all’Olimpico Grande Torino, va in scena la sfida valida per la ventunesima giornata, a distanza di appena pochi giorni dal precedente di Coppa Italia, giocato martedì all’Olimpico e vinto dai granata. Un incrocio ravvicinato che aggiunge tensione, letture tattiche incrociate e una forte componente psicologica, soprattutto per una Roma alle prese con assenze pesanti e soluzioni tutte da costruire.
Marco Baroni e Gian Piero Gasperini arrivano a questo appuntamento con idee chiare ma contesti differenti. Il Torino ritrova certezze e continuità, la Roma invece è chiamata a reinventarsi, soprattutto nella metà campo offensiva.
Il Torino di Baroni: 3-5-2 fluido e pressione selettiva
I granata si presentano con un 3-5-2 che, più che un modulo statico, è un sistema dinamico basato su densità centrale, pressione orientata sull’uomo e continue scalate laterali. Paleari garantisce copertura della profondità, mentre la linea difensiva composta da Ismajli, Maripan e Coco offre fisicità, aggressività in anticipo e capacità di accorciare in avanti, aspetto fondamentale contro una Roma che ama consolidare il possesso tra le linee.
Sugli esterni, Lazaro e Aboukhal rappresentano due pedine chiave: il primo più associativo e ordinato, il secondo più verticale e diretto. Il loro compito non è solo dare ampiezza, ma anche rompere la prima pressione romanista, costringendo gli esterni giallorossi a continue scelte difensive.
In mezzo al campo, Tameze e Gineitis garantiscono equilibrio, corsa e copertura preventiva, mentre Vlasic agisce come vero ago della bilancia: parte mezzala ma si muove tra le linee, abbassandosi in costruzione o alzandosi alle spalle dei centrocampisti avversari. È proprio su Vlasic che Baroni costruisce molte delle sue uscite pulite e delle transizioni offensive.
Davanti, la coppia Simeone–Adams lavora in modo complementare. Simeone attacca la profondità e sporca le linee di passaggio, Adams lega il gioco, viene incontro e libera spazi centrali. Un duo pensato per mettere sotto stress la difesa a tre romanista, soprattutto nei momenti di palla scoperta.
La Roma di Gasperini: 3-4-2-1 tra identità e necessità
La Roma si presenta con il consueto 3-4-2-1 di Gasperini, ma con un contesto profondamente condizionato dalle assenze, in particolare nel reparto offensivo. Svilar sarà chiamato a partecipare attivamente alla prima costruzione, mentre il terzetto difensivo formato da Mancini, Ndicka e Hermoso dovrà gestire sia l’aggressività granata sia le uscite palla al piede, fondamentali per superare il primo pressing.
Sugli esterni, Celik e Wesley avranno un ruolo chiave: non solo garantire ampiezza, ma anche sostenere una fase di non possesso che si preannuncia dispendiosa, vista la spinta continua degli esterni del Torino. In mezzo, Cristante e Koné rappresentano la coppia di equilibrio: il primo più posizionale, il secondo più dinamico e verticale, incaricato di spezzare la pressione avversaria con conduzioni e inserimenti.
Alle spalle di Dybala, agiranno Soulé e Bailey, due interpreti tecnici ma diversi: Soulé ama ricevere sul piede sinistro e accentrarsi, Bailey punta maggiormente la profondità e l’uno contro uno. Gasperini cercherà da loro imprevedibilità e strappi, consapevole che la manovra romanista potrebbe avere meno continuità rispetto al solito.
Emergenza offensiva e giovani protagonisti: l’opzione Arena
Il tema centrale della partita, lato Roma, resta però l’emergenza in attacco. Le numerose assenze costringono Gasperini a valutare soluzioni alternative, tra cui l’ipotesi di un impiego a gara in corso o addirittura dall’inizio del giovanissimo Antonio Arena, talento delle giovanili giallorosse. Un nome che non arriva per caso visto che proprio nella sconfitta in Coppa Italia, Arena ha trovato la rete dimostrando personalità, tempi di inserimento e una sorprendente freddezza sotto porta.
Accanto a lui, o in alternativa, potrebbero trovare spazio anche i nuovi acquisti Donyell Malen e Robinio Vaz. Il primo porterebbe profondità, attacchi alle spalle della difesa e maggiore peso specifico nelle transizioni; il secondo, rappresenta una scommessa di talento e coraggio, perfettamente in linea con la filosofia gasperiniana di valorizzazione dei giovani in contesti tatticamente esigenti.
Il precedente di Coppa Italia: un fattore mentale
La partita di domenica arriva a pochi giorni dalla vittoria del Torino in Coppa Italia e ne porta inevitabilmente il peso. I granata hanno mostrato solidità e continuità, mentre la Roma ha evidenziato le difficoltà di una rosa corta, soprattutto davanti. Per i giallorossi non è solo una questione di classifica, ma di tenuta complessiva: Gasperini è chiamato a dare risposte sul campo, anche attraverso scelte obbligate, giovani e soluzioni nuove. Il Torino può giocare con maggiore serenità, ma sa che questa sfida dirà se l’equilibrio visto martedì è destinato a ripetersi o se la Roma saprà reagire subito, senza margine d’errore.



