L’Inter travolge la Roma con un perentorio 5-2 a San Siro nel pomeriggio di oggi, riappropriandosi della propria identità tattica e spegnendo le critiche che avevano accompagnato l’opaco rullino di marcia del mese di marzo. Il sodalizio nerazzurro, orfano di successi nelle ultime settimane, ritrova la vetta emotiva e tecnica del campionato grazie a una prestazione corale d’altri tempi, suggellata dal rientro monumentale di Lautaro Martinez, autore di una doppietta che ne ribadisce l’imprescindibilità nello scacchiere di Cristian Chivu. La vittoria nello scontro diretto non si limita a rimpinguare la classifica, ma funge da catarsi psicologica per una compagine che pare aver finalmente esorcizzato le insicurezze derivanti dai precedenti passi falsi contro le grandi del torneo.
Il ritorno del Capitano e la metamorfosi tattica
Il peso specifico di Lautaro Martinez nell’economia del gioco interista ha trovato una conferma inequivocabile sul prato del Meazza; la sua assenza prolungata era coincisa con un preoccupante digiuno realizzativo che aveva fatto scivolare la squadra in un’impasse creativa senza precedenti. «Il mio impegno per il club resta totale e lavorerò ogni giorno per riportare il trofeo in questa bacheca», ha dichiarato il capitano nerazzurro a margine della gara, sottolineando come la sua leadership non sia legata esclusivamente alla finalizzazione, ma alla capacità di elevare il rendimento dei compagni. Accanto a lui, si è assistito alla rigenerazione di Marcus Thuram, tornato a sprigionare la sua debordante potenza fisica con un gol e due assist, e alla ritrovata lucidità di Hakan Calhanoglu, tornato a governare il centrocampo con una qualità balistica che appariva appannata da tempo.
La manovra nerazzurra ha beneficiato anche della spinta propulsiva di Denzel Dumfries, le cui incursioni sulla fascia destra hanno sistematicamente scardinato la retroguardia giallorossa, e di un Nicolò Barella apparso finalmente libero dalle scorie psicologiche post-nazionali. Questo ritrovato equilibrio permette all’Inter di guardare alle statistiche degli scontri diretti con rinnovata dignità, portando a quattro il computo delle vittorie contro le big, un dato essenziale per legittimare le ambizioni scudetto in vista del rush finale. L’attuale congiuntura vede i nerazzurri spettatori interessati del summit tra Napoli e Milan, forti di un vantaggio che ora appare più solido e meno soggetto a repentine fluttuazioni umorali.
La gestione Chivu e le ultime incognite verso il titolo
Il merito della risalita dal tunnel va ascritto in larga parte alla gestione di Cristian Chivu, la cui flemma e i modi garbati hanno agito da ammortizzatore sociale all’interno di uno spogliatoio sotto pressione. Il tecnico ha saputo gestire con sapienza clinica anche le situazioni più spinose, come il reinserimento di un Alessandro Bastoni apparso involuto, concedendogli la vetrina della titolarità e il calore dell’applauso di San Siro al momento del cambio. Analoga sensibilità è stata mostrata nei confronti del giovane Pio Esposito, protetto dalle critiche post-azzurre e gettato nella mischia in un contesto privo di eccessive responsabilità individuali.
Sebbene permangano alcune zone d’ombra, come la ricerca della serenità perduta per Luka Sucic, l’Inter sembra aver imboccato la retta via verso il tricolore. Superato lo scoglio della trasferta di Como contro la formazione guidata da Cesc Fabregas, il calendario offrirà alla compagine meneghina una serie di impegni sulla carta meno proibitivi, dove il blasone e la caratura tecnica dovrebbero garantire il bottino pieno. La convinzione maturata dopo il fischio finale contro la Roma suggerisce che la crisi sia ormai un capitolo archiviato, lasciando spazio a una proiezione futura in cui il destino del campionato rimane saldamente nelle mani dei nerazzurri.



