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Roma, bentornata in Champions League

A distanza di sette anni la Roma torna nella massima competizione europea: decisivo il "filotto di vittorie" culminato nello 0-2 di Verona, firmato da Malen ed El Shaarawy, alla sua ultima partita con la maglia giallorossa.

Alessandro Germani
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Come disse un signore romano e romanista ormai 10 anni fa, dopo aver compiuto l’impresa di portare il Leicester in Champions League: “We are in Champions League man…dilly ding dilly dong!“. Dopo sette lunghissimi anni, fatti di sesti posti, di gioie come la vittoria della Conference League ma anche di dolori come la sconfitta ai rigori nella finale di Europa League contro il Siviglia, è invece la Roma a tornare in Champions League.

Decisiva la vittoria a Verona per 0-2, che ha permesso ai giallorossi di blindare il terzo posto in campionato: nella competizione più prestigiosa d’Europa, assieme agli uomini di Gasperini, ci andrà il Como di Fabregas, che ha battuto la Cremonese per 1-4, ma soprattutto ha sfruttato la sconfitta casalinga del Milan per 1-2 contro il Cagliari.

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Una vittoria sofferta

Dopo aver disputato un primo tempo non all’altezza, durante il quale l’occasione più ghiotta l’aveva avuta l’Hellas con Bowie, fermato però da un super Svilar, la Roma è rientrata dagli spogliatoi con un altro atteggiamento, andandosi a prendere una vittoria pesantissima.

A sbloccarla ci ha pensato Donyell Malen che, dopo aver sbagliato il rigore causato da Valentini – episodio che è costato l’espulsione al difensore scaligero- ha saputo rifarsi sfruttando al meglio lo splendido assist di Paulo Dybala.

A chiudere definitivamente la pratica ci ha poi pensato Stephan El Shaarawy, alla sua ultima presenza con la maglia giallorossa. Si chiude così il cerchio: il Faraone mette il punto esclamativo sul ritorno in Champions, uno degli ultimi reduci dell’impresa dei quarti di finale contro il Barcellona, la storica rimonta che portò la Roma a sole due partite dalla finale.

Il ritorno a Roma

La festa, iniziata al triplice fischio e continuata all’interno degli spogliatoi del Bentegodi, è poi terminata al “rientro in patria”: la squadra giallorossa è arrivata nella capitale nel cuore della notte, attorno alle 2:30, e ha trovato ad attenderla una folla di tifosi al settimo cielo, pronta a celebrare il ritorno giallorosso nella massima competizione europea.

Uno alla volta, da Gasperini a Mancini, passando per Dybala, Koné, Malen e Svilar, si sono immersi nella marea giallorossa, che ha continuato a celebrarli a lungo anche una volta saliti sul pullman. Il più scatenato di tutti è stato proprio l’estremo difensore giallorosso che, abbracciato e osannato dai tifosi, si è lasciato andare a un liberatorio: ” Forza Roma, siamo in Champions!”

Un “filotto di vittorie”

Come dichiarato anche da Gianluca Mancini al termine della partita, alla Roma è bastato un vero e proprio “filotto di vittorie” per centrare l’obiettivo tanto atteso. Nelle ultime sette partite sono infatti arrivate sei vittorie, intervallate soltanto dall’1-1 casalingo contro l’Atalanta, maturato dopo il successo contro il Pisa. Da quel momento in poi la squadra di Gasperini ha vinto tutte le partite rimanenti, realizzando 13 gol e subendone appena due, entrambi nella trasferta di Parma.

Gran parte del merito offensivo è da attribuire a Donyell Malen, salito a quota 14 reti, dopo il gol di ieri, dal suo arrivo in Serie A a gennaio. Assieme a lui, la Roma ha saputo ritrovare un Paulo Dybala in ottima forma, come dimostrano i quattro assist messi a referto nelle ultime cinque di campionato.

Grande merito va infine dato a Mile Svilar, premiato ieri prima del calcio di inizio di Verona come miglior portiere della Serie A: parate decisive, come quella su Bowie, hanno tenuto a galla la Roma nei momenti più complicati, permettendole di centrare questo risultato tanto voluto quanto atteso.

Proprio alla vigilia di Verona-Roma, nella conferenza stampa prepartita, Gasperini aveva citato il grande Nereo Rocco: ” Datemi un portiere che para e un attaccante che segna, al resto ci penso io”. E novanta minuti dopo, il campo gli ha dato ragione.

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