L’impresa impossibile della Fiorentina passa per il catino del Franchi. Domani sera, a Firenze, i viola di Paolo Vanoli sfideranno il Crystal Palace con un solo obiettivo: ribaltare il pesantissimo 3-0 dell’andata a Londra e strappare un pass per la semifinale di Conference League. Una montagna da scalare contro la principale favorita al trofeo, ma il tecnico non accetta il ruolo di vittima sacrificale. «Sognare non costa nulla», ha esordito l’allenatore, lanciando un messaggio che sa di carica elettrica a un ambiente che oscilla tra il realismo e il desiderio di miracolo sportivo.
Il valore aggiunto di questa sfida risiede tutto nella psicologia di un gruppo che, a novembre, molti davano per spacciato con soli 4 punti in classifica. Vanoli ha rivendicato con orgoglio il percorso di risalita verso una salvezza ormai ipotecata, ma ha alzato l’asticella: «Chiederò ai ragazzi il 110%, giocate fuori dagli schemi e il coraggio di osare il dribbling». È l’approccio di chi sa che l’unico modo per scardinare il sistema di gioco inglese è l’imprevedibilità del talento individuale, andando oltre i dettami tattici in una notte che deve vibrare di follia agonistica.
Tuttavia, l’emergenza resta il vero avversario dei viola. Se il ritorno di Nicolò Fagioli e Albert Gudmundsson (assenti per squalifica contro la Lazio) restituisce fosforo e fantasia alla manovra, la lista degli indisponibili è un bollettino di guerra. Moise Kean, Fabiano Parisi e Fortini non hanno recuperato, mentre Dodo sconta il turno di stop del giudice sportivo. Con Brescianini e Rugani fuori lista UEFA, Vanoli si trova a gestire una rosa corta proprio quando servirebbe profondità per reggere l’urto dei Glaziers.
Il futuro del tecnico, intanto, resta un nervo scoperto nonostante i risultati. «Non voglio passare per fenomeno se passiamo o per mediocre se usciamo», ha chiarito con fermezza, rispondendo indirettamente a chi mette ancora in discussione la sua riconferma. La proprietà ha chiesto la permanenza in Serie A e Vanoli l’ha servita su un piatto d’argento partendo dal baratro; ora, l’Europa rappresenta quel “qualcosa di importante” per chiudere un cerchio che sembrava impossibile solo pochi mesi fa.


