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L’Italia che non osa: mentre l’Europa lancia, la Serie A si rifugia nel “falso nueve”

Tra l'exploit di Motta e l'ombra di Braschi: La serie A scopre i talenti solo per sbaglio e preferisce rifugiarsi in esperimenti tattici quando manca il coraggio

Benedetta Cirri
4 Min Read

Spesso sentiamo dire che il calcio italiano non produce più i talenti di una volta. Puntiamo il dito contro le squadre di calcio, contro gli stranieri, contro la mancanza di fame delle nuove generazioni. Eppure, la realtà che emerge dai campi di Serie A racconta una storia diversa: il talento c’è, ma manca il coraggio di chi siede in panchina. Molte volte viene detto di dar spazio ai giovani, ma al primo momento di difficoltà ci rifugiamo nell’usato sicuro o in esperimenti tattici spesso deludenti. Il caso di Edoardo Motta alla Lazio, esploso quasi per “errore” a causa di un forfait di Provedel, è solo l’ultimo schiaffo a un sistema che preferisce la gestione alla scoperta.

Fiorentina-Sassuolo: 90 minuti di “falso nueve” e zero goal

La sfida al Franchi tra Fiorentina e Sassuolo si è chiusa sullo 0-0 ed è lo specchio fedele di chi ha paura di osare. La scelta della Viola di schierare Gudmundsson nel ruolo di “falso nueve” per l’intera durata del match ha lasciato più di un dubbio. Il giocatore Islandese ha sempre agito in campo dimostrando doti da trequartista o da seconda punta. La Fiorentina aveva a disposizione un giovane classe 2006 che il gol lo ha nel DNA. Braschi è un giocatore che ha dimostrato di avere numeri e voglia, ma che continua a raccogliere solo poche occasioni, spesso in contesti già compromessi. Se nemmeno in una partita bloccata tatticamente si trova il coraggio di inserire una punta vera e fresca allora il problema non è la mancanza di giovani, ma la mancanza di fiducia in essi.

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Edoardo Motta, la scoperta biancoceleste:

Se Ivan Provedel non fosse stato costretto al Forfait, probabilmente oggi parleremo ancora di Edoardo Motta come “una promessa da monitorare” o di un buon elemento per la primavera. Invece, il giovane portiere lanciato nella mischia per necessità, ha risposto presente con una personalità che ha lasciato il segno. Le ultime prestazioni di Motta non sono di certo passate inosservate, è riuscito a portare la Lazio in finale di Coppa Italia parando 4 rigori su 5. Prestazioni di questo livello non possono essere frutto del caso e, sopratutto, non appartengono a un giocatore che non merita opportunità.

I giovani talenti esistono, manca il coraggio di lanciarli

L’exploit forzato di Motta e la mancata presenza di Braschi a Firenze sono due immagini che ci fanno capire quanto il calcio italiano sia paralizzato dalla paura. Finchè il lanco di un giovane resterà legato al caso, a un infortunio o a un’emergenza disperata, non arriverà alcun miglioramento e resteremo fermi mentre il resto d’Europa correrà verso il futuro. Continuiamo a chiederci dove sono finiti i talenti di una volta, senza renderci conto che li abbiamo sotto gli occhi, spesso pronti a stupire, ma costretti ad aspettare che qualcuno si accorga di loro.

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