Il Milan sprofonda in una crisi che appare senza fine e, nonostante la clemenza della curva che ha scelto di non indirizzare la contestazione verso la panchina, la posizione di Massimiliano Allegri finisce sotto la lente d’ingrandimento della critica. Il tracollo dei rossoneri, passati dalle vette di inizio stagione a un presente anonimo, è scolpito nei numeri impietosi di un girone di ritorno che definire fallimentare è ormai un esercizio di ottimismo. Dalla diciannovesima alla trentaseiesima giornata, il tecnico livornese ha messo a referto appena 25 punti, un bottino che segna il punto più basso della storia recente del club: dal campionato 2018/2019 a oggi, nessun allenatore era riuscito a fare peggio in questo specifico arco temporale.
Il confronto con il recente passato risulta ancor più stridente se si osserva il rendimento di chi lo ha preceduto. Sérgio Conceiçao, pur tra mille difficoltà, nello stesso punto della scorsa stagione aveva totalizzato 30 punti, arricchendo il percorso con una Supercoppa Italiana in bacheca e l’accesso alla finale di Coppa Italia. Oggi il Milan sembra aver smarrito la propria bussola tattica e identitaria, scivolando in un baratro che le ultime otto giornate hanno reso ancor più profondo. Dopo l’illusione del derby vinto lo scorso 8 marzo, la squadra ha collezionato cinque sconfitte e un solo pareggio, a fronte di due isolate vittorie. Con soli sette punti conquistati su ventiquattro disponibili, la marcia del Diavolo ha assunto una velocità pericolosamente vicina a quella delle squadre in lotta per non retrocedere, facendo meglio soltanto di realtà come Verona, Pisa e Lecce.
La criticità maggiore risiede nella cronica incapacità di produrre una manovra fluida e, di conseguenza, di trovare la via della rete su azione manovrata. Anche nell’ultimo scontro contro l’Atalanta, le due marcature arrivate nel finale sono state frutto esclusivamente di situazioni da fermo, nello specifico una punizione e un calcio di rigore, confermando un’atrofia offensiva che preoccupa la dirigenza. Questo trend negativo, purtroppo per i tifosi milanisti, sembra essere un dejà-vu nella carriera recente del tecnico. Già durante la sua ultima esperienza alla Juventus, Allegri visse un’involuzione speculare: dopo un girone d’andata da 46 punti nel 2023/2024, la sua squadra si sciolse letteralmente, raccogliendo solo 21 punti nelle successive 17 sfide.
Il finale di quella parentesi torinese è rimasto impresso nella memoria collettiva per la conquista della Coppa Italia contro l’Inter, seguita immediatamente dal burrascoso esonero causato dalle tensioni con la dirigenza e la sfuriata in panchina. In quell’occasione, la qualificazione in Champions League venne blindata solo grazie all’intervento di Paolo Montero nelle ultime due giornate. Oggi la storia sembra ripetersi, con un Milan che appare svuotato e una guida tecnica che non riesce a invertire una rotta che punta dritta verso il basso. “È una responsabilità che sento mia, quella di guidare un gruppo che ha sempre dato tutto ma che ora fatica a ritrovarsi”, ha spiegato il tecnico riformulando il concetto di leadership in un momento di estrema difficoltà, conscio che il credito del campo si sta esaurendo velocemente.


