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Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC: succede a Gravina

L'ex numero uno del CONI e della Fondazione Milano Cortina 2026 ha superato Giancarlo Abete nell'assemblea elettiva di Roma. Eletto anche il nuovo Consiglio Federale, con Chiellini e Marotta tra i nomi della Serie A. Fuori dall'hotel la protesta dei tifosi per "trasferte libere".

Redazione
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È ufficiale: Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. L’ex numero uno del CONI, alla guida della Fondazione Milano Cortina 2026, ha conquistato la poltrona che fino a poche settimane fa era di Gabriele Gravina, superando nell’assemblea elettiva di Roma lo sfidante Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già numero uno della Federazione dal 2007 al 2014. La votazione, che richiedeva 252 voti su un totale di 502,946, ha consegnato a Malagò l’incarico più importante del calcio italiano, in un giorno che il movimento attendeva da mesi, dopo le dimissioni di Gravina arrivate in seguito alla mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale.

Il giorno dell’elezione: numeri e cornice dell’assemblea

I lavori dell’assemblea sono stati aperti attorno alle 11:15 dallo stesso Gravina, con la nomina di Mario Luigi Torsello alla presidenza dei lavori. All’apertura erano presenti 245 delegati su 273 aventi diritto, saliti poi a 266 al momento della procedura di voto, con soltanto un delegato della Lega Pro e sei atleti assenti. Prima dell’inizio dei lavori, Abete e Malagò si erano scambiati una stretta di mano davanti alle telecamere, in un clima che lo stesso Malagò aveva definito “sereno” in vista del voto.

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Fuori dall’hotel dove si è svolta l’assemblea, un gruppo di tifosi ha intanto inscenato una protesta legata alla petizione “per un calcio giusto e popolare”, arrivata fino al Senato e indirizzata a tutti gli organismi che governano il calcio italiano. Lo slogan più gridato è stato “Trasferte libere”, scandito sotto lo striscione esposto all’ingresso della struttura.

Le parole di Malagò: “Non sono un papa nero, sono figlio della FIGC”

Intervenendo davanti ai delegati, Malagò ha scelto un tono diretto per presentarsi al mondo del calcio: “Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia”, ha dichiarato. Poi ha ripercorso il proprio percorso: “Ho sentito tutti gli interventi, faccio fatica a non essere d’accordo più o meno con tutti, ho sentito tante grida di dolore, problematiche di carattere strutturale, ma va detto che se io oggi sono qui è solo perché Gravina ha deciso di dimettersi”. Sul perché sia stato scelto proprio lui, Malagò ha aggiunto: “Forse perché sono stato per 21 anni presidente del Circolo Canottieri Aniene, facendo parte quindi del mondo dilettanti che conosco a memoria, ho cantato e portato la croce”, concludendo: “Pur non avendo mai avuto l’ansia, sento fortissimo il peso delle responsabilità”.

Abete: “Percorso incomprensibile verso questa elezione”

Diverso il tono usato dallo sfidante sconfitto. Giancarlo Abete, intervenuto subito dopo Malagò, ha criticato apertamente le modalità che hanno portato all’elezione: “Quando Gravina mi disse che si voleva dimettere, gli dissi di aspettare, di fare un consiglio federale. Mi rispose che non serviva, perché aveva già deciso”. E ancora: “È stato un percorso incomprensibile, in cui i nomi, anche di qualità come quello di Giovanni, servono a non parlare dei problemi. Sarebbe stato molto più serio andare a un tavolo e capire perché, con il 98,7% dei voti, non si fosse riuscito a costruire un progetto vincente, che desse una prospettiva”.

Già in mattinata, arrivando all’hotel, Abete aveva anticipato questa linea: “Sarebbe incredibile che dopo le dimissioni del presidente Gravina si ricostruisse lo stesso consiglio federale senza avere un confronto sui contenuti perché il problema non è la qualità della persona”, aveva detto, ricordando come il presidente federale non abbia “il potere di Trump” e che le componenti abbiano “un diritto di veto” e “un diritto di intesa” da esercitare concretamente.

Le altre voci dell’assemblea: da Calcagno a Simonelli

Nel corso della giornata si sono susseguiti gli interventi delle altre componenti del calcio italiano. Il presidente dell’AIC, Umberto Calcagno, ha parlato di un clima mai visto prima: “Si è generato un odio che finora non avevo mai visto, un odio che ha colpito principalmente Gabriele Gravina”, sottolineando la necessità di una “guida forte” individuata “in Malagò, una persona esterna al nostro mondo, una persona vincente”.

Più duro il giudizio del presidente della Lega Pro Matteo Marani: “Questo sfacelo non ha un colpevole, qui non ha funzionato niente. Il declino dura da trent’anni. Siamo diventati campioni del mondo di scarico delle responsabilità”. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha invece guardato al futuro economico del movimento: “La Serie A deve essere messa in condizione di colmare il gap con altre Leghe; vogliamo essere la locomotiva economica del movimento”, ricordando come “la mancata qualificazione a tre mondiali consecutivi ha creato una ferita profonda”.

Il discorso d’addio di Gravina e l’appello UEFA

Prima delle votazioni, Gravina ha tenuto il suo discorso di commiato, definendo le dimissioni “una scelta convinta, meditata e allo stesso tempo sofferta, una scelta di dignità personale”. Il presidente uscente ha poi attaccato duramente una recente decisione del governo sui finanziamenti ai vivai: “Per finanziare i vivai il governo non ha speso un euro. Si sono sbagliati, hanno fatto il male del calcio”, denunciando la soppressione, “nemmeno comunicata”, del comma che riconosceva una quota della mutualità generale ai centri federali giovanili.

Spazio anche per un intervento internazionale: il vicepresidente UEFA Armand Duka ha rivolto un appello diretto alle istituzioni italiane in vista di Euro 2032: “Questo è il momento di investire nelle infrastrutture per lasciare un’eredità duratura per le future generazioni”.

Il nuovo Consiglio Federale

Insieme al nuovo presidente, l’assemblea ha eletto anche il Consiglio Federale che lo accompagnerà nel mandato. Per la Serie A entrano Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta; per la Lega B Antonio Gozzi; per la Lega Pro Giulio Gallazzi. La Lega Nazionale Dilettanti sarà rappresentata da Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini e Giuliana Tambaro. Per gli atleti siederanno Valerio Bernardi, Davide Biondini, lo stesso Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per gli allenatori il Consiglio vedrà Giancarlo Camolese e Silvia Citta.

Proprio Sara Gama, interpellata sulla possibilità di un ruolo da vicepresidente in caso di vittoria di Malagò, aveva preferito non sbilanciarsi nelle ore precedenti al voto: “Non parlo di ruoli, sono tante le cose da fare e anche quelle che faccio con l’Assocalciatori”, aveva detto, aggiungendo che per risollevare il calcio italiano “non basta una figura sola” ma servono “diverse persone in tanti ruoli”.

Ora che la fumata bianca porta il nome di Giovanni Malagò, al neopresidente spetterà il compito di tradurre in fatti concreti i temi emersi nelle ore dell’assemblea: dal rilancio dei settori giovanili agli investimenti infrastrutturali richiesti dalla UEFA in vista di Euro 2032, fino al rapporto con una politica che, come ricordato dallo stesso Simonelli, ha inciso pesantemente sulle ultime vicende federali.

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