Da Neuer ci si aspettava un’altra partita, e invece il portiere del Bayern porta a casa un dato che pesa come una sentenza: con il gol subito contro l’Ecuador, il numero uno tedesco arriva a otto partite di fila con la propria porta violata ai Mondiali, un record negativo per lui. L’ultimo clean sheet in una gara mondiale risale alla finale del 2014 contro l’Argentina, un’altra epoca calcistica. E in questa edizione il dato è ancora più netto: la Germania ha incassato gol in tutte le partite del proprio girone.
Le responsabilità di Neuer nel 2-1
Qualche colpa, se non tutta, il portiere ce l’ha di sicuro. Sul gol del 2-1 firmato da Plata, ad esempio, si è fatto soffiare il pallone che pensava di avere già tra le mani. È vero che i difensori, Tah su tutti, non gli hanno reso la vita semplice, ma in più di un’occasione si sono intraviste incertezze che non sono da Neuer: malintesi con i compagni di reparto, palloni che potevano essere bloccati e che invece sono stati semplicemente respinti. Resta da capire se far tornare in nazionale il totem bavarese, da titolare in un Mondiale, sia stata davvero la scelta giusta: Neuer, oggi, non trasmette più la sicurezza di un tempo, e alla lunga questo può diventare un problema serio per Nagelsmann.
Difesa da voto bassissimo, attacco con troppi errori
Schierata con tutti i titolarissimi, già certa del primo posto nel girone, la Germania ha segnato subito contro l’Ecuador e poi si è progressivamente spenta, consegnandosi nelle mani di una squadra ruvida ma determinata, capace anche di giocate di qualità nei propri attaccanti. Il giudizio sul reparto arretrato non può che essere severissimo, mentre il centrocampo si ferma all’insufficienza piena. Diverso il discorso per l’attacco, che ha comunque creato diverse occasioni, sbagliandone però troppe: nemmeno l’ingresso del solito Undav, il subentrante-talismano delle ultime uscite, è riuscito a raddrizzare la partita.
Sané si sblocca, Musiala continua a crescere
C’è però chi esce dalla serata con un peso in meno sulle spalle. Leroy Sané ha finalmente iscritto il proprio nome nel tabellino marcatori di una fase finale di una grande manifestazione internazionale. Nelle gare precedenti le occasioni non erano mancate, ma erano sempre rimaste sprecate: questa volta il pallone gli è arrivato pulito, rasoterra, e a Sané è bastato un tocco di piatto sinistro per scacciare incubi che cominciavano a farsi insistenti, dando ragione a Nagelsmann, che continua a schierarlo titolare nonostante un forte movimento popolare lo vorrebbe volentieri in panchina. Dopo il gol, e soprattutto nella ripresa, non è stato facile restare tra chi lo difende: diversi errori, parecchi palloni persi e un gol clamoroso mancato a un quarto d’ora dal termine.
Partita dopo partita, intanto, Jamal Musiala si sta riavvicinando a quel prototipo di giocatore che aveva dimostrato di essere prima del grave infortunio che gli ha fatto saltare buona parte della stagione. Tutti gli elementi offensivi schierati dalla Germania hanno qualcosa sopra la media, ma Musiala resta quello con il potenziale più alto in assoluto. Lo ha confermato anche contro l’Ecuador, resistendo a un pressing forsennato, uscendo da assedi di tre o quattro avversari e scegliendo sempre il tempo giusto per servire i compagni. Nagelsmann sa bene che il proprio giovane campione ha bisogno di minuti per ritrovare continuità, e continua a dargli fiducia in campo.