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Inter, il crollo europeo: il Bodo gela San Siro e Chivu abdica

Debacle nerazzurra contro gli scandinavi: dopo 24 tiri e un solo gol, l'Inter esce dalla Champions. Ora l'obiettivo è il doblete tra campionato e coppa.

Redazione
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Il verdetto di San Siro lascia in dote un’istantanea amara per il calcio italiano: per la seconda volta in pochi mesi, una compagine norvegese espugna il tempio del calcio milanese. Dopo il blitz della nazionale di Haaland contro gli Azzurri, è il Bodo/Glimt a firmare l’impresa, eliminando l’Inter vice-campione d’Europa dalla Champions League. Un fallimento che non ammette repliche: quattro sconfitte su quattro incontri tra andata e ritorno nel doppio confronto incrociato Italia-Norvegia. La debacle degli uomini di Christian Chivu nasce dalle macerie dell’andata, un passivo che né il calore del pubblico amico né la superiorità tecnica sulla carta sono riusciti a colmare, certificando una crisi di nervi e di precisione che ha trasformato la notte della possibile rimonta in un addio colmo di frustrazione.

L’impasse di San Siro: 24 tiri e il vuoto di potere offensivo

La cronaca della serata racconta di un assedio sterile, un esercizio di possesso che si è infranto contro il muro organizzato della formazione scandinava. L’Inter ha prodotto ben 24 conclusioni verso la porta avversaria, trovando la via del gol soltanto nel finale con Alessandro Bastoni, quando ormai i giochi erano ampiamente compromessi. L’assenza di Lautaro Martinez ha pesato come un macigno: nonostante la prova generosa del giovane Pio Esposito, il peso dell’attacco è apparso insufficiente. Il caso più spinoso riguarda però Marcus Thuram, la cui involuzione sta diventando un tema centrale per la critica, unito a un Nicolò Barella ancora lontano dai suoi standard abituali e all’assenza prolungata di Hakan Calhanoglu. «Dobbiamo accettare questa lezione e capire che, a questi livelli, se l’attenzione cala l’errore si paga carissimo; ora il nostro dovere è reagire immediatamente per onorare gli obiettivi rimasti», è il senso del pensiero che trapela dallo spogliatoio nerazzurro dopo il triplice fischio.

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Missione Doblete: il “paracadute” di Chivu verso l’8 marzo

Nonostante il dolore per l’eliminazione europea, la stagione nerazzurra offre un immediato materasso su cui attutire la caduta. L’uscita dalla Champions League snellisce drasticamente un calendario che, dopo la logorante cavalcata della scorsa stagione, stava iniziando a presentare il conto in termini di energie fisiche e mentali. L’obiettivo di Chivu si sposta ora con decisione sulla missione “doblete”: lo Scudetto, in un campionato finora dominato senza rivali, e la Coppa Italia. La strada verso la gloria nazionale passa per due tappe fondamentali: l’impegno contro il Como in coppa — squadra che per velocità di esecuzione ricorda proprio il “piccolo” Bodo — e il cruciale Derby della Madonnina in programma l’8 marzo.

La congiuntura tattica e il fattore Akanji

Se il Bodo ha saputo recitare la parte del gigante, lo deve a una miscela di pazienza, fortuna e alla capacità chirurgica di Jens Petter Hauge e compagni di approfittare di ogni minima sbavatura difensiva. L’errore fatale di Manuel Akanji è stato l’emblema di una serata in cui le certezze nerazzurre sono evaporate minuto dopo minuto. La lezione norvegese servirà da monito: l’eccesso di sicurezza mostrato in ambito nazionale non può essere esportato fuori dai confini, dove l’intensità e l’organizzazione tattica possono colmare qualunque divario tecnico. Il prossimo impegno contro il Genoa dovrà rappresentare il primo segnale di una risposta forte, necessaria per rimettere in chiaro le gerarchie prima che la contestazione possa scalfire il cammino verso il titolo.

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