Because maybe…you’re gonna be the one that saves me”. Cantavano così gli Oasis in Wonderwall, brano divenuto ormai un inno per la nazionale inglese, cantato dai tifosi al termine di ogni partita. Ieri, a salvare l’Inghilterra, ci ha pensato Harry Kane: il capitano dei “Three Lions” ha ribaltato in 15 minuti l’iniziale 0-1 di Cipenga con una doppietta, salendo così a quota cinque gol nel Mondiale. Decisivo anche l’ingresso in campo di Anthony Gordon, autore di entrambi gli assist per il numero 9 inglese, dopo essere subentrato nel secondo parziale al posto di Marcus Rashford. Con il successo per 2-1 la nazionale di Tuchel stacca il pass per gli ottavi di finale: ad attendere l’Inghilterra ci sarà il Messico, padrone di casa e miglior difesa della competizione con ancora zero gol subiti, in una sfida che si preannuncia tutt’altro che semplice.
L’uragano Kane
Da Harry Kane a “hurricane” il passo è breve: cambiano le lettere, non la pronuncia. Ma soprattutto, non cambia l’impatto. Sembra quasi che quel soprannome glielo abbia assegnato il destino: il tutto trova piena conferma nel rendimento offensivo del numero 9 inglese, un vero e proprio “uragano” a livello realizzativo che nell’ultima stagione, la terza con la maglia del Bayern, si è prima abbattuto sulla Germania, poi sull’Europa: tra Bundesliga, DFB Pokal, Coppa di Germania e Champions League ha realizzato 61 reti in 51 partite, bottino che gli ha permesso di vincere la Scarpa d’Oro, in qualità di miglior realizzatore a livello europeo.
Con la nazionale inglese, dopo la doppietta di ieri contro il Congo, é arrivato a quota 13 gol in Coppa del Mondo, consolidando il suo primato da miglior marcatore inglese nella storia della competizione. Dopo aver travolto l’Europa, l’uragano Kane ha iniziato a soffiare forte anche sul continente americano.
And after all… you’re my Wonderwall
Il ritornello di Wonderwall si conclude così, cantato a squarciagola dai tifosi inglesi dall’inizio del Mondiale. Una canzone iconica é diventata un inno, pieno di passione e carico di speranza: l’Inghilterra continua a inseguire un Mondiale dal 1966, organizzato e vinto davanti al pubblico di casa.
Oggi, a distanza di sessant’anni dall’ultimo trionfo mondiale, “football’s coming home” é rimasto soprattutto come slogan, con il ”football” che sembra aver smarrito la strada di casa. Da quel trionfo del 1966, l’Inghilterra ha poi raggiunto due sole semifinali Mondiali: la prima a Italia 90’, quando fu eliminata ai rigori dalla Germania Ovest, la seconda nel 2018, in Russia, quando perse 2-1 contro Croazia. A queste delusioni mondiali vanno aggiunte quelle europee degli ultimi cinque anni: i “Three Lions” hanno, infatti, perso le ultime due finali degli Europei, prima in casa, a Wembley, contro l’Italia ai calci di rigore, poi a Berlino, sconfitti 2-1 dalla Spagna.
Al termine della finale persa ai calci di rigore contro l’Italia, Leonardo Bonucci liquidò la delusione inglese con una frase, una battuta: “Ne devono mangiare ancora di pasta asciutta”. Da allora sono passati cinque anni, la nazionale inglese ha continuato a cambiare, ma soprattutto a crescere, portando molta più qualità tra i convocati, ripresentandosi a questo Mondiale come una tra le favorite. L’occasione è ghiotta: sarà solo il tempo a dirci sé quella frase appartiene al passato, o se c’è ancora un piatto da finire.