Roma, cosa sta succedendo alla difesa di Gasperini?
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Roma, cosa sta succedendo alla difesa di Gasperini?

La Roma di Gian Piero Gasperini sta vivendo una fase particolare della sua stagione. Per mesi, il tratto dominante era stato chiaro: difesa solidissima, partite spesso controllate sul piano dell’equilibrio, ma una produzione offensiva non sempre all’altezza delle ambizioni. Nelle ultime settimane, però, il quadro si è spostato. L’arrivo di Donyell Malen ha dato peso, strappi e gol alla fase offensiva, ma parallelamente la struttura difensiva ha iniziato a mostrare crepe che prima erano molto meno evidenti. I risultati contro Napoli, Juventus e Genoa lo raccontano bene: 2-2 al Maradona, 3-3 all’Olimpico e 2-1 a Marassi. Sette gol subiti in tre partite, tutti in un momento del campionato in cui la Roma sembrava aver trovato una propria identità molto precisa. La prima Roma di Gasperini: compatta, corta, difficilissima da battere Il primo grande merito della Roma di Gasperini è stato quello di costruire una base difensiva fortissima. Già a metà ottobre Reuters sottolineava che, dopo sei giornate di Serie A, i giallorossi avevano incassato soltanto due gol, pur accompagnando quella solidità con ritorni offensivi ancora limitati. Più avanti, il 20 febbraio, Football Italia riportava un dato ancora più forte: 16 reti subite in 25 giornate, in quel momento il miglior rendimento difensivo tra i top cinque campionati europei. Dentro questo dato c’era una Roma molto riconoscibile: meno spettacolare di altre squadre di Gasperini, ma più pragmatica. Non una macchina da gol, almeno nella prima parte della stagione, bensì una squadra capace di concedere poco e di restare quasi sempre dentro la partita. Anche i numeri lo confermano: dopo 28 gare di campionato la Roma è a 21 gol subiti e 38 segnati; ricostruendo il cammino dalle ultime otto gare dopo l’ingresso di Malen nel gruppo, si ricava che nelle prime 20 giornate i giallorossi avevano prodotto 24 reti e concesso 12, cioè una media di 1,2 gol fatti e 0,6 subiti a partita. Il dato offensivo era il vero limite Il punto, infatti, non era tanto la difesa quanto il peso dell’attacco. In quella prima fase la Roma vinceva o perdeva spesso dentro partite strette, con margini ridotti e pochi errori concessi. Era una squadra che teneva bene il campo, ma che non sempre riusciva a trasformare il controllo in volume offensivo. Non a caso, anche quando la classifica restava buona, la sensazione era che bastasse poco per far saltare l’equilibrio: se l’attacco non accompagnava, tutta la struttura finiva per vivere sul filo. L’impatto di Malen: più profondità, più gol, più imprevedibilità L’arrivo di Malen ha cambiato proprio questo. Le statistiche gli attribuiscono 6 gol in 8 presenze di Serie A. Nelle otto gare di campionato giocate dal suo arrivo, la squadra ha segnato 14 reti: una media di 1,75 a partita, sensibilmente più alta rispetto all’1,2 delle prime 20 giornate. In altre parole, la Roma ha trovato un attaccante capace di spostare il peso delle partite e di alzare il livello della produzione offensiva quasi subito. Malen ha portato soprattutto due cose. La prima è la capacità di trasformare in pericolo anche palloni non puliti o transizioni rapide, come si è visto anche a Napoli, dove ha firmato una doppietta. La seconda è un aumento dell’imprevedibilità: la Roma non dipende più soltanto da una manovra lunga o da un episodio, ma ha oggi più soluzioni per attaccare in verticale e per riempire l’area con tempi più aggressivi. Perché allora la difesa sta scricchiolando Il paradosso è tutto qui: mentre la Roma cresce davanti, dietro sta concedendo di più. Nelle ultime tre partite di campionato contro Napoli, Juventus e Genoa ha incassato 7 gol. Rapportato al totale stagionale attuale di 21 reti subite in 28 giornate, significa che un terzo esatto dei gol concessi dalla Roma è arrivato soltanto in queste tre gare. I finali di gara sono diventati il punto critico C’è poi un elemento temporale che pesa molto. A Napoli, la Roma è stata ripresa all’82’. Contro la Juventus, dopo essere salita sul 3-1, ha subito il pari nel recupero. A Genova, il gol decisivo di Vitinha è arrivato all’80’. Questo non racconta solo un problema tecnico, ma anche una difficoltà nella gestione dei momenti: nelle fasi finali, quando gli avversari alzano ritmo e pressione, la Roma oggi appare meno impermeabile rispetto a qualche settimana fa. Più forza offensiva può significare anche più partite aperte Qui entra in gioco la lettura tattica. Non è ancora corretto parlare di crollo difensivo strutturale, anche perché dopo 28 giornate la Roma resta comunque tra le migliori difese della Serie A, con 21 gol subiti, dietro solo al Milan a quota 20. Però i numeri suggeriscono una transizione: nelle ultime otto gare di campionato la media dei gol concessi è salita a 1,125 per partita, contro lo 0,6 delle prime venti. È una differenza netta. La spiegazione più logica è che una Roma più offensiva, più verticale e più portata a cercare il secondo o il terzo colpo finisca anche per vivere più minuti a campo aperto, esponendosi maggiormente nelle transizioni e nelle letture difensive dei finali. Il vero tema non è la difesa o l’attacco, ma il nuovo equilibrio I numeri, messi in fila, raccontano quindi una squadra che non sta semplicemente peggiorando dietro, ma che sta cambiando pelle. La Roma di inizio stagione era una squadra molto affidabile senza palla e poco continua in zona gol. La Roma delle ultime settimane ha trovato un attaccante capace di incidere subito e ha alzato il proprio potenziale offensivo, ma nel farlo ha perso qualcosa in controllo, soprattutto nei finali di partita. Per Gasperini, allora, la sfida delle prossime settimane non sembra essere quella di scegliere tra solidità e brillantezza. Sembra piuttosto quella di far convivere entrambe. Perché la buona notizia è evidente: con Malen la Roma ha trovato un acceleratore offensivo vero. Quella meno buona, invece, è che il vecchio muro non è più impermeabile come prima. E in una corsa europea che si decide spesso sui dettagli, ritrovare l’equilibrio tra queste due anime può diventare il vero snodo del finale di stagione.

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