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Messico nel caos: l’uccisione di “El Mencho” ferma il calcio, Mondiali sotto esame

Quattro partite rinviate dopo le violenze seguite all'uccisione del boss di Jalisco. Dubbi sull'amichevole della Nazionale e ansia per la sicurezza dei Mondiali estivi.

Redazione
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Il Messico si risveglia in uno stato di assedio che travalica i confini della cronaca nera per travolgere le istituzioni sportive del Paese. In seguito all’operazione di polizia che ha portato all’uccisione di Nemesio ‘El Mencho’ Oseguera Cervantes, leader del potentissimo Cartello di Jalisco Nuova Generazione, un’ondata di violenza senza precedenti ha travolto lo Stato di Jalisco e le regioni limitrofe. Il bilancio è drammatico: almeno 26 vittime, decine di arresti e 65 blocchi stradali operati da gruppi criminali che hanno incendiato autobus e paralizzato le arterie federali. In questo scenario di guerriglia urbana, il calcio messicano è stato costretto a una brusca frenata, sollevando interrogativi inquietanti sulla sicurezza a pochi mesi dai Mondiali di calcio che il Paese ospiterà insieme a Stati Uniti e Canada.

Campionati sospesi e l’incognita Nazionale

La gravità degli scontri ha spinto le autorità sportive a una decisione drastica nella giornata di domenica. Sono state rinviate quattro partite ufficiali per ragioni di ordine pubblico: nella massima serie maschile è saltata Queretaro-Juarez, mentre nel torneo femminile il rinvio ha colpito il “Clasico” tra Chivas e America. Anche la seconda divisione ha subito lo stop di due incontri. La paralisi dei trasporti, causata dai blocchi stradali e dagli incendi dolosi, ha reso impossibile lo spostamento in sicurezza delle squadre e delle tifoserie, trasformando gli stadi in potenziali bersagli sensibili.

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L’attenzione è ora rivolta all’amichevole della Nazionale messicana contro l’Islanda, in programma mercoledì allo stadio Corregidora di Queretaro. Nonostante la situazione sia descritta come “in via di miglioramento”, la Federcalcio messicana non ha ancora sciolto le riserve sul possibile rinvio del match. L’incertezza regna sovrana: disputare l’incontro significherebbe lanciare un segnale di normalizzazione, ma il rischio di nuove rappresaglie dei cartelli incombe come un’ombra su un evento di portata internazionale.

Sicurezza Mondiale: il Messico alla prova del fuoco

Il tempismo di questa crisi è delittuoso per l’immagine internazionale del Messico. Con l’estate alle porte e l’organizzazione dei Mondiali 2026 condivisa con i partner nordamericani, il Paese si ritrova a dover dimostrare di poter garantire la sicurezza di milioni di visitatori in un clima di instabilità interna cronica. L’uccisione di “El Mencho” ha innescato una reazione violenta che ha messo a nudo la fragilità delle infrastrutture civili e la capacità di mobilitazione dei gruppi organizzati.

Il governo e le forze dell’ordine sono impegnati in un’operazione di bonifica delle strade, ma il danno reputazionale è già profondo. Le federazioni internazionali e la FIFA osservano con estrema attenzione l’evolversi della situazione a Jalisco. Se il calcio è lo specchio di una società, quello che si riflette oggi nei campi del Messico è l’immagine di una nazione in guerra con se stessa, dove lo sport deve arrendersi alla brutalità del narcotraffico proprio mentre si prepara a diventare il centro del mondo sportivo.

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