Il mercoledì di Champions League del 25 febbraio 2026 si preannuncia come uno spartiacque brutale per il calcio italiano. Mentre la Juventus barcolla sotto i colpi di una crisi d’identità acuita dal KO interno contro il Como, l’Atalanta cerca di ritrovare quell’anima guerriera necessaria per ribaltare il muro giallonero. In questo scenario di estrema tensione, le figure di Luciano Spalletti e Raffaele Palladino finiscono sotto la lente d’ingrandimento della critica, chiamati a una metamorfosi tattica e caratteriale per evitare che la stagione venga archiviata con il marchio del fallimento.
Spalletti e il ritorno all’intransigenza: l’ombra di Perin su Di Gregorio
La crisi della Juventus non è solo di risultati, ma di leadership e certezze difensive. L’editoriale di Enzo Palladini per Sport Mediaset traccia una linea netta: per raddrizzare la rotta, il tecnico di Certaldo deve smettere i panni della rassegnazione visti contro la compagine di Cesc Fabregas e tornare a essere l’uomo delle decisioni forti. «Adesso Spalletti deve fare lo Spalletti. È l’unico modo per provare a raddrizzare una stagione che rischia di venire protocollata negli annali con il timbro “fallimentare”», scrive Palladini, ricordando come l’allenatore non abbia mai esitato in passato a declassare icone come Icardi o a gestire il tramonto di Totti per il bene superiore della squadra.
Il primo nodo da sciogliere riguarda la porta. Le incertezze di Michele Di Gregorio sono diventate un fattore destabilizzante per l’intero reparto arretrato. Secondo l’analisi di Mediaset, «fare lo Spalletti significa esporsi al rischio di scegliere» e puntare con decisione su Mattia Perin, garante di affidabilità e attaccamento alla maglia, per infondere sicurezza a una difesa che ha smarrito la bussola. La riconferma di Spalletti, data per certa solo poche settimane fa, passa ora attraverso la capacità di ritrovare quella versione “spallettiana” che tra novembre e gennaio era stata capace di domare il Benfica e resistere allo Sporting. Contro il Galatasaray di Osimhen, servirà un sistema di gioco che non solo contenga, ma che sia finalmente votato a produrre quei quattro gol di scarto necessari per l’impresa.
Palladino tra estetica e “pirateria”: l’eredità di Gasperini
A Bergamo, la sfida contro il Borussia Dortmund richiede un’evoluzione diversa. Se Raffaele Palladino ha avuto il merito di elevare l’estetica del gioco nerazzurro, la rimonta europea esige un ritorno alle origini “gasperiniane”. La critica sottolinea come il giovane tecnico debba abbandonare temporaneamente l’aplomb per abbracciare quella «ira non funesta» che ha reso l’Atalanta una potenza continentale. «Per provare a rimontare i due gol contro il Borussia Dortmund serve un po’ di sana cattiveria. Servirebbe un Palladino in stile Gasp, disposto anche a imprecare contro qualche giocatore se serve», incalza Palladini nel suo editoriale, invocando quel pizzico di «pirateria» agonistica che ha sempre contraddistinto i cicli vincenti della Dea.
Le statistiche offrono un appiglio concreto alla speranza: il Borussia Dortmund ha mostrato una vulnerabilità difensiva sospetta, incassando ben 17 reti nella fase a gironi. L’Atalanta deve ripartire dalla memoria della gara di Francoforte, dove in pochi minuti fu capace di travolgere gli avversari con una furia offensiva straripante. Nonostante l’assenza di un trascinatore come Lookman, la compagine orobica ha il dovere morale di tentare l’assalto, trasformando il Gewiss Stadium in una bolgia capace di intimidire i gialloneri. Rispetto per tutti, paura di nessuno: è questo l’unico mantra possibile per prolungare il sogno europeo.






