Watford, Bove: "Non volevo aspettare un nuovo regolamento"
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Watford, Bove: "Non volevo aspettare un nuovo regolamento"

La carriera di Edoardo Bove riparte dall’Inghilterra. Dopo il grave malore accusato il 1° dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter, che aveva messo a rischio la sua vita e congelato il suo futuro sportivo, il centrocampista ha scelto di voltare pagina firmando con il Watford. Una decisione maturata dopo la rescissione con la Roma, resa necessaria dalle normative italiane che vietano l’attività agonistica ai giocatori portatori di defibrillatori sottocutanei. Perché l’Inghilterra In Italia, il quadro regolamentare è rigido. In Inghilterra, invece, le maglie sono più larghe. Ed è proprio questa differenza ad aver aperto una porta che sembrava chiusa. Bove non ha voluto restare fermo ad aspettare: «Non volevo stare con le braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento in Italia», ha spiegato ai microfoni di Sky Sport. Una scelta di responsabilità, prima ancora che di ambizione. Il progetto Watford e l’obiettivo Premier Per il centrocampista, il Watford non è un ripiego. «In futuro non so cosa accadrà ma il Watford non è un piano B: era già un mio obiettivo giocare in Inghilterra e il club vuole tornare in Premier», ha chiarito. E poi la frase che racconta meglio il momento: «Non vedo l'ora di iniziare e di vivere l'emozione di tornare in campo». Il club inglese gli ha offerto un progetto tecnico chiaro e la possibilità di rimettersi al centro, in un campionato competitivo e fisicamente esigente, ma compatibile con la sua nuova condizione clinica. L’incontro che ha cambiato tutto La trattativa, però, nasce quasi per caso. E Bove la racconta come una scena da film. «L'ultima giornata della scorsa stagione: con la Fiorentina giocavamo a Udine, una partita pesantissima per entrare in Conference. Atterro a Trieste, ma non trovo un taxi per raggiungere la squadra a Udine». Poi l’episodio inatteso: «Mi sento toccare alle spalle e un uomo in giacca e cravatta si presenta: “Sono Luca Nani, il direttore di Udinese e Watford. Se vuoi ti diamo un passaggio fino a Udine”». Bove ammette di non sapere chi fosse: «Non lo conoscevo ma era vestito come un direttore quindi ho pensato: “Va bene, fidiamoci, al massimo conosciamo una nuova persona”». Durante quel viaggio nasce qualcosa di più di una chiacchierata: «Durante il tragitto mi propone di andare a giocare con loro». Un segno del destino In quel momento, il futuro era ancora nebuloso. «Io in quel periodo nemmeno pensavo a tornare a giocare perché ancora non avevo neanche finito i controlli», ha raccontato Bove. Eppure, quella proposta assume subito un significato diverso: «Per me quello fu un segno del destino. Ho voluto pensare che dovesse andare così». Oggi, a distanza di mesi da quel giorno che gli ha cambiato la vita, Edoardo Bove torna a sentirsi calciatore. Non solo per un contratto firmato, ma per una scelta che gli restituisce campo, prospettiva e normalità. La sua carriera non è finita quel 1° dicembre. Era solo in pausa.

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