Zeki Celik andrà alla Juventus, e lo farà dopo aver tenuto la Roma appesa a un rinnovo che sembrava cosa fatta. Questo è il fatto. Ma il punto vero, quello che dovrebbe far riflettere a Trigoria, non è la perdita di un terzino: è la facilità con cui i giallorossi si sono fatti soffiare un giocatore che volevano tenere, superati sul filo di lana da un club che ha semplicemente deciso di muoversi più in fretta. Le visite mediche in gran segreto nel pomeriggio, come ricostruito da Sky Sport e confermato da Filippo Biafora, sono la fotografia di un'operazione chiusa mentre la Roma limava ancora "gli ultimi dettagli". E lì sta il problema. Perché limare gli ultimi dettagli, in un mercato dove la Juventus può inserirsi e portarti via un uomo in poche ore, significa aver lavorato con troppa calma su qualcosa che si dava per scontato. Un giocatore che Gasperini voleva davvero Non parliamo di un esubero da liquidare. Gian Piero Gasperini aveva chiesto esplicitamente la conferma del turco, e le ragioni sono tecniche prima ancora che sentimentali. Nell'ultima stagione Celik ha giocato da terzino destro e da terzo di difesa, senza mai fare storie, adattandosi a quello che gli veniva chiesto. Per un allenatore che costruisce il suo calcio sulla capacità dei difensori di reggere più posizioni, un profilo così vale molto. Ecco perché la spinta per trattenerlo era arrivata direttamente dal tecnico. I contatti con l'entourage andavano avanti da settimane. La Roma, secondo la ricostruzione di Sky Sport, era fiduciosa. Ed è proprio questa fiducia che oggi suona come un campanello d'allarme. La lentezza che costa i giocatori C'è una lezione dentro questa vicenda, e non riguarda soltanto Celik. Un club che vuole davvero un calciatore, e che ha già l'accordo di massima con lui, non può permettersi di lasciare aperta una finestra per settimane. Ogni giorno in più è un invito rivolto a chiunque abbia la forza economica per inserirsi. La Juventus quella forza ce l'ha, e l'ha usata: blitz, accelerata, chiusura. Nel frattempo la Roma trattava ancora. Si dirà, e sarebbe onesto ammetterlo, che a volte è il giocatore stesso a farsi tentare da una piazza percepita come più ambiziosa, e che nessuna trattativa è blindata finché non c'è la firma. Vero. Però la storia del calcio è piena di rinnovi chiusi in fretta proprio per togliere ossigeno alla concorrenza. Quando lasci margine, il margine te lo prendono. Cosa resta a Trigoria Adesso alla Roma tocca ricostruire in quel ruolo, con una corsia destra da ricoprire e un allenatore che aveva già fatto i suoi conti su Celik. Il messaggio che arriva dal caso, al netto del singolo nome, è scomodo: se la fonte di riferimento è la stessa che raccontava di un rinnovo vicino, allora la distanza tra "vicino" e "perso" si è consumata in un pomeriggio. La domanda che i tifosi hanno il diritto di porre non è "perché Celik è andato via". È un'altra: quante altre operazioni date per fatte rischiano di finire allo stesso modo, se il ritmo di lavoro resta questo?

Celik alla Juventus, il vero perdente non è la Roma: è il metodo di lavorare sul mercato
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