D'Amico è il nuovo ds della Roma: operativo dall'1 luglio, è l'uomo delle plusvalenze che il club cercava
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D'Amico è il nuovo ds della Roma: operativo dall'1 luglio, è l'uomo delle plusvalenze che il club cercava

La Roma è pronta ad ufficializzare Tony D'Amico come nuovo direttore sportivo nella giornata di oggi, 10 giugno. Un'attesa lunga e studiata: il club giallorosso ha aspettato alla finestra fino all'ultimo giorno utile per assicurarsi il dirigente che Gasperini stesso ha indicato come prima scelta, conoscendone il metodo di lavoro dall'interno. C'è però un dettaglio operativo da tenere a mente: senza deroga, D'Amico potrà essere pienamente operativo soltanto a partire dal 1° luglio, il che restringe ulteriormente la finestra già stretta per risolvere il nodo più urgente sul tavolo, ovvero il settlement agreement con la Uefa. Il curriculum parla da solo: da Kumbulla a Hojlund, passando per Retegui Chi trova D'Amico trova un esperto di plusvalenze, e la Roma lo sa bene. Come ricorda Il Messaggero, il dirigente ha già dimostrato in passato una capacità rara nel valorizzare i propri asset e trasformarli in operazioni economicamente virtuose. Al Verona fu artefice di una plusvalenza da 26,5 milioni per Kumbulla, ma il suo curriculum include anche i casi Amrabat, Rrahmani, Okoli, Ruggeri, Hojlund e Retegui: nomi che oggi valgono cifre importanti sul mercato europeo e che all'epoca furono ceduti con margini di guadagno significativi per i club di partenza. Prima al Verona, poi all'Atalanta, ora alla Roma: un percorso ascendente che racconta la stima crescente che il calcio italiano nutre nei suoi confronti. Tony D'Amico Il piano sul settlement: chiudere entro il 30 giugno, con un'alternativa pronta L'obiettivo dichiarato del club non cambia: generare 50 milioni di plusvalenze nette entro il 30 giugno per rispettare i termini del settlement agreement con la Uefa. Un traguardo ambizioso in un lasso di tempo ristrettissimo, reso ancora più complicato dal fatto che D'Amico non sarà formalmente operativo fino al primo del mese successivo. La Roma però ha già elaborato una exit strategy: se all'avvicinarsi della scadenza il traguardo dovesse apparire irraggiungibile, il club è pronto a chiedere all'Uefa di posticipare di un anno l'obbligo, spostando la scadenza al 30 giugno 2027. Un piano B che trasforma una potenziale emergenza in una gestione ragionata del tempo.

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