Nel calcio, di solito, funziona al contrario: si chiede un aumento, non ci si taglia lo stipendio di propria iniziativa. Paulo Dybala, invece, ha fatto esattamente il percorso opposto pur di restare alla Roma, riducendosi volontariamente l'ingaggio di circa un terzo rispetto a quanto guadagnava fino a poco tempo fa, secondo la lettura del Corriere dello Sport. Un gesto che, comunque lo si voglia interpretare, resta fuori dagli schemi abituali di una professione dove il denaro pesa quanto il campo, se non di più. Sacrificio vero o falso problema? C'è chi potrebbe obiettare che, con le cifre percepite finora dall'argentino, parlare di vero sacrificio economico suoni quasi fuori luogo. Un'obiezione lecita, certo, ma che non tiene conto di un dettaglio non trascurabile: il mestiere del calciatore professionista non è paragonabile a molte altre professioni, stipendi compresi, e solitamente chi gioca ad alti livelli è portato a chiedere di più, non a togliersi banconote dal proprio conto in banca di propria spontanea volontà. La tesi delle "alternative mancanti" non regge C'è poi chi ha ipotizzato che la scelta di Dybala sia stata dettata dall'assenza di alternative credibili sul mercato. Un'interpretazione che, però, non convince fino in fondo: un calciatore del suo calibro, disposto a guadagnare significativamente meno del solito, troverebbe sempre un club pronto ad accontentarlo, altrove. La sintesi, alla fine, resta una sola: Dybala è rimasto a Roma perché lo ha voluto, esattamente come sperava Gian Piero Gasperini. Il progetto tecnico attorno a Dybala Il tecnico giallorosso è convinto che l'argentino possa continuare a dare una mano robusta alla squadra, proprio come accaduto nella parte finale della scorsa stagione, quando il numero 21 è stato protagonista assoluto della cavalcata che ha portato la Roma sul podio del campionato. Gasperini è persuaso che Dybala, pur non essendo più giovanissimo, possa garantire con continuità un senso preciso al gioco della squadra: non ripartire da lui in senso assoluto, ma costruire comunque attorno alle sue giocate, sfruttando fino in fondo un talento che resta una risorsa rara per il calcio capitolino e, più in generale, per quello italiano.

Dybala rinuncia a un terzo dello stipendio pur di restare: un gesto che nel calcio moderno non si vede quasi più
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