L’atto d’accusa di Gianluca Falsini: «Il calcio italiano vive di scuse da vent’anni»
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L’atto d’accusa di Gianluca Falsini: «Il calcio italiano vive di scuse da vent’anni»

Nella mattinata di oggi, ai microfoni di ReteSport, l’ex tecnico della Roma Primavera, Gianluca Falsini, ha tracciato un’analisi impietosa sulla deriva metodologica del sistema calcio in Italia, all’indomani del naufragio della Nazionale contro la Bosnia. Con il piglio di chi ha vissuto per anni le dinamiche dei settori giovanili d’élite, l'allenatore ha smontato la narrazione vittimistica che ha accompagnato la spedizione azzurra, individuando nella mediocrità della classe dirigente e nell'immobilismo tattico le vere cause di un declino che dura da due decenni. «Siamo fermi a giustificazioni anacronistiche sul clima o sulla capienza degli stadi, mentre il resto d'Europa ci ha già sorpassato applicando riforme strutturali e coraggio nelle scelte», ha dichiarato l'ex difensore, sottolineando come la crisi non sia di talento, ma di visione. Il paradosso del talento: l’esempio Zalewski e il caso Pio Esposito Secondo la tesi sostenuta da Falsini, l’idea che in Italia non nascano più calciatori di qualità è una «grande falsità» smentita dai fatti e dai confronti internazionali. Il tecnico ha citato l’esempio di Nicola Zalewski, suo ex pupillo a Trigoria, preferendo seguire la sua prestazione in Svezia-Polonia piuttosto che assistere al «gioco noioso» espresso dalla compagine azzurra. «In Champions League, tecnici come Luis Enrique lanciano regolarmente ragazzi nati nel 2007 e nel 2008; noi, invece, continuiamo a ignorare profili in forma come Pio Esposito per affidarci a soluzioni che non pagano», ha incalzato l'ex allenatore giallorosso. L’affondo si sposta poi sulla gestione dei settori giovanili e sull'istruzione scolastica, dove la scomparsa dell'educazione fisica ha minato le basi motorie delle nuove generazioni. Tuttavia, il cuore del problema resterebbe di natura politica: «Il fallimento è dei dirigenti, non degli allenatori. Si parla di cambiamenti per settantidue ore, ma il quarto giorno l'unico interesse torna a essere la vittoria del campionato, dimenticando la riforma del sistema», ha ribadito Falsini, citando il modello tedesco come esempio di reazione immediata e governativa alle crisi sportive. Il modello Roma e l’eredità di Trigoria: da Coletta a Mannini Ripercorrendo il quadriennio di successi sulla panchina della Roma, Falsini ha rivelato le frizioni metodologiche avute all'interno del centro sportivo Fulvio Bernardini, specialmente riguardo ai carichi di lavoro. «Venivo guardato come un alieno quando sostenevo che nei settori giovanili ci si allena troppo poco, una carenza che si riflette poi inevitabilmente nelle prime squadre», ha confessato il tecnico, evidenziando come la qualità individuale dei ragazzi necessiti di un supporto atletico e tattico molto più intenso. Nonostante le criticità sistemiche, la "cantera" giallorossa continua a produrre profili di rilievo internazionale. Oltre ai già affermati Bove e Cancellieri, l'ex allenatore ha indicato in Coletta (oggi al Benfica), Mannini, Reale e Romano i nomi su cui puntare per il futuro del calcio nazionale. «La Roma dispone di un patrimonio tecnico immenso con ragazzi come Di Nunzio, Nardin e Belmonte, ma senza un percorso di accompagnamento strutturato e il coraggio di inserirli in contesti competitivi, rischiamo di disperdere l'ennesima generazione di valore», ha concluso Falsini, invocando un'assunzione di responsabilità che parta dai vertici della FIGC fino ai responsabili dei vivai.

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