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Simeone batte Mourinho, Madrid è colchonera

L'Atletico batte 2-1 il Real Madrid al Metropolitano, ma il "Derbi" lascia dietro di sé anche le polemiche arbitrali: Mourinho si presenta in conferenza stampa con le stampe degli episodi incriminati. Episodi che, per l'ambiente madridista, sarebbero dovuti essere da cartellino rosso.

Nell'ultima partita prima della sosta nazionali il calendario spagnolo ha fatto si che si incrociassero le due squadre più importanti di Madrid, una contro l'altra. Atletico e Real Madrid arrivavano alla partita entrambe come inseguitrici del Barcellona capolista a 21 punti, con sette vittorie su sette partite giocate, grazie soprattutto ad un attacco devastante, capace di realizzare già 31 goal. Al Metropolitano il 2-1 ha aggiunto un nuovo capitolo a una storia già lunghissima. Il risultato tuttavia, non è stato l'unico elemento di discussione: l'espulsione al difensore Dean Hujsen, gli episodi contestati da José Mourinho e la conferenza stampa del tecnico portoghese presentatosi ai giornalisti con alcuni fogli stampati contenenti le immagini delle azioni incriminate, hanno fatto sì che questo derby si allungasse ben oltre il triplice fischio.

Il Derby che divide una città 

Per capire perché Atletico Madrid-Real Madrid sia una delle partite più importanti del calcio spagnolo bisogna tornare indietro di oltre un secolo. Le due società nascono praticamente insieme. Il Real viene fondato nel 1902, l'Atletico nel 1903. La prima sfida di campionato arrivò nel 1929, nella prima edizione della Liga, ad imporsi fu il Real per 2-1. Da quel momento, il Derby sarebbe diventato una presenza assoluta e costante del panorama calcistico spagnolo. Sarebbe riduttivo però, dire che il Derby sia diventato così importante solo per la grandezza delle due squadre. Nel corso del Novecento si sono costruite attorno ai due club due identità differenti, che hanno contribuito a far diventare una partita di calcio in una questione di senso di appartenenza. Il Real Madrid ha costruito nel tempo un’identità legata alla nobiltà, i Blancos portano il titolo di "Real" concesso da Alfonso XIII. L'Atletico ha sviluppato un'immagine diversa, fortemente legata alla propria storia e al rapporto con il popolo rojiblanco. Non è corretto parlare di una rivalità fra "ricchi contro poveri", la realtà sociale di Madrid è di più, è un qualcosa di molto più complesso.

Il calcio durante il franchismo

A rendere ancora più significativa la rivalità tra queste due squadre c'è sicuramente il contesto storico. La Guerra Civile spagnola ha cambiato profondamente il calcio madrileno. Quando il conflitto terminò nel 1939, il Real Madrid si trovò in una situazione delicata, venne sottoposto ad indagini con il Frente Popular. All'Inizio della guerra, Madrid rimase sotto controllo delle forze repubblicane e, nel mese di agosto 1936, le milizie del Frente Popular sequestrarono (incautacion) il club per evitare che cadesse in mano a simpatizzanti di destra. Il prefisso "Real" e la corona dello stemma erano già stati rimossi nel 1931 con la nascita della Seconda Repubblica, e la squadra si chiamava solo Madrid FC. Con la vittoria di Francisco Franco nel 1939, fu il regime franchista a indagare e punire i soci del club che avevano collaborato con il FP. Il club fu quasi smantellato: la sede fu distrutta dai bombardamenti, i trofei sparirono e la rosa si disgregò. Solo nel 1943, con la nomina di Santiago Bernabeu (che nella guerra civile si era schierato con i franchisti), il club venne rifondato e iniziò il percorso che lo avrebbe portato ai grandi successi che tutti conosciamo. L'Atletico Madrid, all'epoca Athletic Club de Madrid era una società devastata, senza stadio perché bombardato, senza giocatori e debiti a non finire. La svolta arrivò con la nascita dell'Atletico Aviacion. Durante la guerra civile, l’aeronautica militare aveva creato una propria squadra di calcio composta da militari e piloti professionisti. Finita la guerra nel 1939, l'Aviacion Nacional cercava una sede e un posto in Prima Divisione, mentre l'Athletic de Madrid aveva il titolo sportivo ma non i soldi né i giocatori. Nel settembre 1939 le due entità si fusero, dando vita all'Athletic Aviacion de Madrid. Solo nel 1947 il club recise i legami formali con il corpo militare, assumendo l'attuale nome Atletico de Madrid.

Mourinho, è show in conferenza

Il 2-1 del Metropolitano ha avuto tutti gli ingredienti per un Derby infuocato: goal, tensione, tanti falli, cartellini, proteste, VAR e una conferenza stampa che può essere parte integrante della partita. Il primo episodio che ha fatto discutere è al minuto 35 quando Cristian Romero in scivolata colpisce affondando i tacchetti Jude Bellingham. L'arbitro Ortiz aveva inizialmente ammonito il calciatore inglese, poi richiamato al VAR ha revocato il cartellino dandolo al calciatore argentino. Provvedimento giudicato insufficiente in casa Real, i quali avrebbero criticato la decisione aspettandosi un cartellino rosso. Nove minuti più tardi Lee Kang-In interviene duro sull'angolo della caviglia di Federico Valverde. In questo caso l'arbitro non ha estratto nessun cartellino, non venendo neanche richiamato al monitor. Nel secondo tempo, al minuto 50, Hujsen trattiene vistosamente in area di rigore Giuliano Simeone: giallo e rigore, richiamato al monitor però l'arbitro corregge la sua decisione, espulsione e penalty. Dal dischetto Grimaldo non sbaglia ed è 1-0. Passano pochi minuto e l'ex Juventus David firma il raddoppio. Al minuto 89 il Real dimezza le distanze con Rudiger ma non basta: il derby rimane a casa. Arrivato il momento della conferenza Mourinho ha mostrato i fogli degli episodi incriminati dicendo: "Possiamo fare a meno della conferenza, la storia della partita è tutta qui su questi fogli: erano due cartellini rossi per loro". Ha poi attaccato la designazione del CTA (Comitato Arbitrale) definendo Ortiz senza personalità e inadeguato.

Inghilterra-Argentina, il filo conduttore che ritorna

Tra i migliori del Real Madrid spicca sicuramente Bellingham, dimostrando un atteggiamento da leader, l'ultimo a mollare. In campo però, sono tornate le ruggini fra Argentina e Inghilterra. Sebbene Romero fosse il principale provocatore, la pressione esercitata sull'inglese è stata una mossa corale di tutti gli argentini in campo e in panchina. Il "Cuti" Romero ha puntato Bellingham fin dal primo minuto di gioco. La strategia dell'ex difensore di Atalanta e Tottenham era chiara, far innervosire la stella del Real Madrid ogni qualvolta ci fosse l’opportunità. Il difensore ha affrontato l'inglese urlandogli di essere un piagnucolone mimando le lacrime sugli occhi. Il trattamento riservato a Bellngham non è stata un'iniziativa isolata, ma un lavoro di squadra del blocco albiceleste, anche grazie alla panchina che inveiva e sollecitava l'arbitro per punire le continue proteste dell'inglese. Alla fine il piano ha funzionato, il calciatore del Real Madrid è stato prima ammonito per un fallo al minuto 78 e poi, sostituito al minuto 82 sul punteggio ancora fermo sul 2-0.

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